Problemi della transizione 1979
Programmazione
il basso, con la riforma delle autonomie locali, e verso l ’ alto con la riforma dell ’ esecutivo: ma che, frattanto, sancisce la le gittimazione dei poteri decentrati dello stato sia a concorrere alla programmazione (già vi avevano pensato i negletti statuti regionali), sia ad esercitare poteri direttamente riferiti allo «svi luppo economico». Ai fini della concreta attuazione dei nuovi vincoli autonomamente posti nell ’ impresa per l ’ impresa, si ren de perciò agibile un complesso processo che non solo riguarda l ’ uso del «metodo» della programmazione nell ’ esercizio dei po teri regionali in materia di economia (poteri comunque limitati sul piano formale), ma soprattutto implica l ’ individuazione con il contributo dei sindacati sul territorio regionale dei criteri at traverso i quali ciascuna Regione — con il concorso immediato degli enti locali — può risalire all ’ identificazione delle linee di tendenza del meccanismo di sviluppo; e tutte insieme le Regio ni, possono coinvolgere la sede centrale del potere pubblico per le scelte programmatone atte ad incidere nei vari comparti pro duttivi, e quindi in tutto il sistema economico. E puntando su« tale itinerario, volto a collegare i momenti «economico», «so ciale» e «politico» delle strutture di potere, che si può conse guire un risultato decisivo nell ’ ambito più qualificato che è quello delle determinazioni generali delle scelte programmato ne; e che anche strumenti «parziali», come quello recente sulla riconversione industriale, possono acquisire un segno non alea torio, con una funzione non meramente aggiuntiva o di assesta mento congiunturale in una situazione che non richiede più in terventi-tampone, ma provvedimenti che stimolino una svolta nella concezione stessa dei rapporti produttivi. Va detto allora che quello che Somaini chiama «scambio indiretto» — dato che le parti sociali, nella loro autonomia, so no «esterne» alle istituzioni da cui dipende l ’ intervento di un ti po di vincoli specifico alla natura del rapporto società-stato — , è descrittivo di una dialettica complessa nella quale viene dato rilievo principale al protagonismo del sindacato, quale attual mente emerge, rispetto a quello delle forze politiche che sostan ziano la figura astratta dell ’ «intermediario generale» nel pas saggio dalla «forma-partito» alla «forma-stato»: vi è da do mandarsi però se sia congruo ad una visione di prospettiva che colleghi la Costituzione, il sistema socio-politico, e i traguardi intermedi di una transizione verso il socialismo, l ’ immagine of ferta da una generalizzazione della situazione odierna che, mentre pone in evidenza un fatto saliente che tanto a malincuo re è registrato dal padronato in quanto il sindacato ha portato l ’ autonomia dell ’ impresa su un terreno rilevante e per la società e per lo stato, d ’ altra parte non può fornire della programma zione — che è strumento agibile dallo stato e dalle forze che ne animano l ’ azione — una versione che la vede essenzialmente come «forma di potenziamento delle forze del mercato». Dalla rilevazione che oggi il sindacato svolge un ruolo condizionante che assume aspetti nuovi in direzione sia deH ’ imprésa sia dello stato, si può desumere certo che non è sufficiente l ’ azione espli cata dalle organizzazioni dei lavoratori verso quest ’ ultimo, sia per i modi sin qui adottati, sia per gli effetti che comunque ne possono derivare sui caratteri della programmazione, che è un atto o somma di atti decisionali impegnativi per le forze politi che: rappresentative queste, in varia qualità e misura di interes si per i quali va realizzato un blocco sociale per un accordo po litico, con dirette conseguenze sulla natura del sistema parla
179
Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online