Problemi della transizione 1979

Economia e territorio

Fin qui ci si è riferiti a questioni economiche, il problema non si modifica se si considerano le questioni connesse alla ge stione dell ’ ambiente, dei trasporti e delle risorse idriche, fore stali, ecc. Se siamo convinti che il compito della autonomie lo cali è di governare a livello territoriale; se siamo convinti che la politica economica dei grandi aggregati e dei meccanismi auto regolatori, manovrati a livello centrale, non è più sufficiente; se siamo convinti che gli squilibri regionali non sono superabili attraverso i liberi meccanismi di mercato, allora l ’ intervento pianificatore non è più rinviabile, ma soprattutto deve dotarsi in un quadro analitico coerente. La prospettiva «amministratrice» che si è richiamata sopra non può rispondere alle questioni che abbiamo posto, essa ri chiama una visione subalterna del ruolo delle autonomie locali secondo la quale queste ultime sono deputate ad essere il brac cio territoriale operativo di una politica economica centralizza ta, proprio perché non possono conoscere né le finalità, né l ’ estensione e l ’ articolazione degli effetti della politica econo mica. 4. - Vorremmo a questo punto illustrare il nostro ragio namento individuando alcune problematiche nello specifico di una regione: l ’ Emilia-Romagna. La riflessione sulla nostra re gione ha trovato troppo spesso detrattori o estimatori interes sati, la durezza dello scontro politico ha imposto di formulare la politica regionale nel vivo di processi impetuosi che poco spazio hanno lasciato alla riflessione e alla ricerca. Se si accetta quanto si è sommariamente ricordato poco sopra si deve con venire sulla necessità di esaminare il grande lavoro fatto, utiliz zare al massimo spunti, analisi, evidenze anche avverse. Non pare utile in questa sede ritornare su un ’ anàlisi della economia emiliana. Stabilire che essa è periferica o meno è di scarso rilievo, anche se questa forzatura definitoria ci aiuta a mettere insieme diversi pezzi di analisi. La questione è invece capire che tipo di economia industriale è questa. Fare ciò signi fica cercare di rispondere a domande su quale tipo di integra zione e interdipendenza esista fra i diversi settori industriali e fra questi e l ’ agricoltura e i servizi. Quali siano i cicli produttivi che costituiscono l ’ ossatura dell ’ economia regionale. Quale sia il rapporto di scambio e quindi di integrazione con il resto della economia del paese e con l ’ estero. Quale sia la composizione della popolazione attiva e non. Quale è il criterio che spinge le imprese a localizzarsi sul territorio. Quale tipo di influenza ha e avrà sullo sviluppo dei settori produttivi la particolare diffusio ne di piccole e medie imprese. Quali settori produttivi sono in centivati a localizzarsi in Emilia e quali rimangono esclusi e perché. Quale influenza sulle relazioni industriali ha questa struttura produttiva. Quale tipo di accumulazione di capitale, ma anche di tecnologia, di conoscenze scientifiche, di ricerca viene incentivata da questa struttura industriale. Quale impat to ha questa struttura industriale e più in generale la crisi eco nomica sulla stratificazione sociale e di classe, sui comporta menti dei gruppi sociali e delle famiglie. E, infine, in che rap porto si sono posti gli organi di governo locale e regionale con questi problemi. Ma non basta certo l ’ analisi dei settori produttivi. L'analisi della qualità dello sviluppo, passa anche attraverso l'analisi della dislocazione sul territorio del «capitale fisso sociale» in

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