Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
tendendo così tutte le infrastrutture di servizi pubblici e privati, produttivi e assistenziali, le risorse umane e naturali. Tutto ciò non serve solo a costruirci un ’ immagine dell ’ eco nomia regionale, che è pur decisiva, ma a dotarci di conoscenze obiettive attraverso le quali potere saggiare, con un ragionevole grado di fiducia, ipotesi di sviluppo, incentivi, modificazioni e forzature della struttura industriale, in breve, simulare e preve dere sia ipotetici sentieri di sviluppo del sistema, sia l ’ impatto di politiche economiche alternative, e infine, una volta raggiun ti determinati obiettivi, garantire uno sviluppo interregionale e intraregionale equilibrato. Ci si potrebbe chiedere il perché di queste domande. In fondo l ’ economia emiliana reagisce meglio di altre, ha mante nuto i livelli occupazionali e si potrebbe dire che se si asseconda il «mercato» non si avrà da pentirsene. Ma in questo caso come si potrebbe soddisfare alle domande che ci siamo poste qui so pra e più in generale alle problematiche che abbiamo sollevato in questa nota? Non solo, ma l ’ evidenza empirica raccolta giu stifica realmente una tale fiducia nel mercato? Consideriamo per esempio la questione del ruolo delle pic cole e medie imprese e del cosiddetto decentramento. Nessuno può ormai negare che piccole imprese significa anche buon li vello tecnologico e organizzazione del lavoro più «umano»; forte capacità concorrenziale; grossa capacità di creare occupa zione; ampia flessibilità nell ’ impiego dei fattori produttivi; ele vata produttività. Si pensi che in Emilia-Romagna fra il 1972 e il 1975 il saggio di crescita dell ’ occupazione «esplicita» è stato quasi il doppio di quello medio italiano e quello del valore ag giunto e della produttività una volta e mezzo quello italiano e tale risultato è in grande parte attribuibile alle imprese minori 2 3 . Tuttavia non si possono neppure trascurare alcune indicazioni di segno opposto che di seguito schematizziamo. a) Il sistema delle piccole imprese è strettamente connesso alla diffusione di forme di lavoro che tendono a ridimensionare fortemente le presenze del movimento operaio organizzato, b) Una buona parte di piccole imprese resiste sul mercato non tan to per la qualità tecnologica della sua produzione, quanto per la capacità di sottrarsi a quel controllo della forza-lavoro ope rato dalle organizzazioni sindacali, c) Una buona parte di pic cole imprese opera in settori «tradizionali» a bassa tecnologia, d) L ’ accentuarsi della concorrenzialità fra i paesi capitalistici ri chiederà una sempre più elevata e nuova qualità di lavoro sia imprenditoriale sia operaia. Valutazioni tecnico-economiche e finanziarie, studi di mercato, organizzazione commerciale, alta qualificazione e frequenti riqualificazioni professionali della
2 Per questi dati ci riferiamo ad una nostra ricerca: C. F ìlippucci , Alcuni comporta menti dell'industria in Emilia-Romagna fra il 1972 e il 1975 secondo i settori di attività economica e la dimensione d ’ impresa, in «Statistica», n. 2, 1979. 3 Diverse evidenze sono state portate a questo riguardo. Rimandiamo all ’ analisi contenuta in: AA.VV., La piccola impresa nell ’ economia italiana, Bari 1979 e ancora più recentemente una indagine della Con- findustria, in «Analisi» n. 8-9, 1979. Quest ’ ultima è particolarmente interessan te per la sua attualità e per l ’ estensione (ri guarda imprese per 110.000 addetti). Da essa ricaviamo che nell ’ industria emiliana gli operai specializzati rappresentano il
43,27% dell ’ occupazione totale, mentre i non qualificati appena il 18,10%. Tuttavia se si guarda alla qualificazione degli operai entrati nell ’ industria nel corso del 1977 e 1978 si scopre che gli operai specializzati sono stati appena il 24,70% mentre i non qualificati sono stati ben il 38,99%! Ma non basta la previsione per il 1979 vede la quota degli specializzati all ’ ultimo posto preceduti dai qualificati e non qualificati. Infine, non irrilevante è anche la diminu zione nelle richieste di impiegati, si prevede che nel 1979 essi saranno appena il 15,10% dei nuovi assunti contro il 18,10% di impiegati assunti nel 1978-79 e contro il 20,54% che era il peso di questa componente al 31.12.1978. Se poi si disag
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