Problemi della transizione 1979

Politica economica

viene avanti nel nostro paese, esperienze analoghe in corso in altre realtà statuali e il tendenziale accentramento di poteri su scala comunitaria. Troppo spesso si dimentica che, non soltan to per la crescita economica, ma anche per lo sviluppo istituzio nale i paesi della Comunità tengono velocità diverse e compor tamenti differenziati. I condizionamenti internazionali non possono essere trascurati, soprattutto quando, individuando per le istituzioni decentrate un ruolo di politica economica dal lato dell ’ offerta, si entra nel campo minato dell ’ «economia con trollata», spesso sinonimo di «collettivismo» e quindi scarsa mente assimilabile dall ’ esperienza occidentale, per quanto eco nomisti come Lerner si siano sforzati di dimostrare che essa «suggerisce il ricorso deliberato a qualsiasi politica che possa servire meglio l ’ interesse sociale» senza per questo risultare ne cessariamente di stampo collettivistico. Su questo terreno dovranno misurarsi per prime le Regio ni. La titolarità della politica dell ’ offerta darebbe loro la possi bilità di concludere con la partecipazione piena e diretta la lun ga marcia verso la direzione dell ’ economia. Per contro, una ri nuncia o una sconfitta su questo terreno arresterebbe il loro cammino sulla soglia del «concorso» alla direzione, secondo la nota formula riduttiva «il governo consulta le Regioni, le asso ciazioni imprenditoriali, i sindacati». 2. Il decentramento istituzionale si fa strada nel nostro paese in una situazione interna e internazionale caratterizzata da pronfondi mutamenti sociali ed economici. I governi regio nali iniziano concretamente ad operare alla fine del periodo di espansione post-bellica: il boom economico nell ’ area occiden tale a cavallo del biennio 1972-73 è l ’ ultimo colpo di coda del le forze che negli anni Cinquanta e Sessanta assecondarono quella crescita economica ritenuta, a torto, continua, stabile e capace di garantire «il pieno impiego nella libera società capita listica». Non è per puro caso che il decentramento istituzionale si concretizza negli anni della crisi. In tutti gli anni dello sviluppo, infatti, esso è stato fortemente penalizzato dalla netta separa zione operata tra le decisioni in campo istituzionale per l ’ allar gamento della «base democratica» («via» la riforma degli appa rati statali e para-statali) e le decisioni in campo economico per l ’ ampliamento della «base produttiva» («via» l ’ accrescimento delle risorse), rimandando le prime ai risultati conseguiti trami te le seconde. Accade così che la principale riforma economica, quella istituzionale 1, subisce continui rinvii, mentre appare sempre più evidente che il deterioramento dell ’ economia nazio nale, ancor prima (tanto in ordine logico quanto temporale) che all ’ azione negativa esercitata dai «grandi» fattori esogeni (crisi del sistema dei pagamenti internazionali, crisi delle mate rie prime e del petrolio, ecc.), deve essere ricondotto alla sua mancata realizzazione. Inadempienze e ritardi in questo campo vanno certamente attribuiti alla «scarsa capacità di guardare ai problemi dell ’ eco 1 Cfr. I ngrao , Masse e potere, Roma 1977, p. 36.

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