Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

nomia in chiave istituzionale adeguata alle aspettative di una società industriale» 2 , ma anche a non meno significativi condi zionamenti internazionali. Questi ultimi non appartengono soltanto alla sfera dell ’ «economico». Anche sul terreno istitu zionale essi, oggi forse più di ieri, risultano stringenti, sia per ché lo svolgimento della crisi internazionale sta dando luogo ad un ulteriore accentramento delle competenze e delle decisioni tanto nell ’ area comunitaria quanto nella più vasta zona coperta dai paesi capitalistici avanzati, sia perché il modello comunita rio europeo, a seconda della forma che assume 3, condiziona i modelli nazionali nel senso di impedire, ritardare o (quest ’ ulti- ma ipotesi è però meno probabile) accelerare i processi di de centramento istituzionale. Non è forse azzardata l ’ ipotesi di un conflitto in atto tra crescita della domanda di democrazia e ap profondimento della gerarchia tra i vari centri decisionali. È altrettanto significativo sottolineare il fatto che il decen tramento istituzionale si realizza in un periodo contraddistinto dal fenomeno del decentramento produttivo: come dire che alla riorganizzazione delle istituzioni in senso stretto si accompagna la riorganizzazione delle istituzioni nell ’ accezione più ampia, a cominciare dall ’ istituzione impresa che, rimodellando i rappor ti di produzione al suo interno, induce profondi mutamenti in se stessa 4 e in altre istituzioni, tra le quali la proprietà e la fami glia. Da qui la necessità di rivisitare forme e strumenti di con trollo pubblico dell ’ economia, mentre il controllo nazionale della stessa è già posto in crisi dal prevalere della natura inter nazionale dei rapporti di produzione e, più in generale, dalla progressiva internalizzazione-integrazione dei sistemi politico economici. A ben vedere, sviluppo istituzionale e sviluppo economico interagiscono; inoltre, i condizionamenti interni e internazio nali a cui soggiace l ’ uno non sono estranei all ’ altro. Lo sviluppo economico è condizionato dall ’ intervento dello Stato nazionale e delle istituzioni intergovernative nell ’ economia, intervento che, a seconda delle caratteristiche assunte, condiziona lo svi luppo istituzionale. A sua volta, l ’ interazione dell ’ uno con l ’ al tro si ripercuote sullo stesso intervento pubblico influenzando ne le modalità di svolgimento. In linea teorica, in questo com plesso sistema di azioni, reazioni e condizionamenti reciproci non è dato riconoscere uno, bensì molteplici centri decisionali. Di fatto, però, si è costituito un centro sovra-ordinato intorno alla politica di gestione della domanda aggregata (p.g.d.) a cui è stata praticamente assimilata o ricondotta l ’ intera gestione pubblica dell ’ economia. Per questo il sistema in esame si può definire «tolemaico», con la p.g.d. al «centro dell ’ universo».

conquista poltica del sistema del credito, tecnocrazia e politica del governo della mo neta tra gli anni '50 e ’ 70, in AA.VV., Il governo democratico dell ’ economia, Bari 1976.

2 Cfr. R odotà , Le due liberalizzazioni, «Politica del Diritto», 1971, n. 2, ora an che in Rodotà (a cura di), Il controllo so ciale delle attività produttive, Bologna 1977, p. 66. 3 I modelli diversi di europeismo dei quali si discute sono tre: confederale, funzionale e federale. Manca il riferimento a un mo dello europeista «regionale». Per i tre mo delli cfr. S pinelli , PCI, che fare? Torino 1978, pp. 93-97. 4 Secondo De Cecco, con il decentramento produttivo «la funzione della grande im presa si è... decisamente spostata dalla produzione alla valorizzazione delle merci». Cfr. D e C ecco , Banca d ’ Italia e

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