Problemi della transizione 1979

Politica economica

3. La p.g.d. è quella politica che si avvale, ai fini dell ’ ag giustamento congiunturale del livello della «domanda effetti va» 5 , di strumenti globali (monetari, creditizi, fiscali) di pronto intervento, a effetto rapido e prevalentemente indiretti nel sen so che operano attraverso il loro impatto psicologico sugli ope ratori economici, la qual cosa richiede un di più di «spietatez za», vale a dire le misure devono essere più severe per raggiun gere l ’ effetto desiderato 6 . La p.g.d. instaura una stretta gerar chia nella formazione del processo decisionale tra autorità lo cali e autorità nazionali, a vantaggio di queste ultime dalle qua li dipende la regolamentazione degli strumenti di intervento. In senso lato tale politica si può definire di derivazione keynesia- na. Più propriamente, essa sembra discendere dall ’ assimilazio ne della teoria keynesiana nel corpo di quella neoclassica. Della prima, la p.g.d. assorbe strumenti e regole di più agevole ma novrabilità e attuazione, ma non recepisce il significato genera le di rinnovamento, peraltro alquanto dubbio in campo istitu zionale soprattutto sul versante dell ’ arricchimento degli stru menti di intervento in relazione a possibili diversi livelli di go verno dell ’ economia (pur riconoscendo con Somaini che «Key- nes ebbe acuto il senso della precarietà e della transitorietà del le istituzioni economiche esistenti e mostrò sempre una viva at tenzione per la formazione di possibili nuovi sistemi di idee e di valori»). Mutuando da Keynes la convinzione che il «tallone d ’ A chille» del sistema capitalistico è nella determinazione del volu me, non nell ’ allocazione delle risorse attualmente occupate, la p.g.d. intende regolare la formazione e non l ’ uso delle risorse. Questa funzione regolatrice si svolge nell ’ arco temporale del breve periodo, essendo l ’ economia recepita da essa come scien za delle previsioni a breve in un sistema istituzionale non su scettibile di modifiche rilevanti. Sulla scorta delle previsioni, le autorità pubbliche centrali predispongono gli interventi con giunturali per la regolazione delle variabili macroeconomiche. La p.g.d., garantendo una crescita stabile del sistema economi co, assicurerebbe anche la stabilità del sistema politico istituzionale, intesa però come cristallizzazione delle strutture di potere esistente e non come sviluppo costante della «base de mocratica». I prodromi della p.g.d. si possono rintracciare negli anni Trenta. Tra questi il più noto è quello keynesiano della spesa pubblica in disavanzo 7 che entra nel campo delle scelte diverse e anche contradditorie caratterizzanti l ’ esperienza del New Deal 8 . La politica congiunturale di «comando» sulla domanda aggregata dovrebbe nell ’ intenzione dell ’ ala più progressista del

(nonché del boom e del tracollo post- ’ 72) è che tutti gli interventi di politica economica indiretta, sia di carattere monetario, sia di carattere fiscale, possono operare soltanto attraverso il loro impatto psicologico. Ma questo richiede che le misure devono essere più severe». 7 Si tratta comunque di un indizio molto labile. Non è chiaro infatti — lo rileva Har- rod — che Roosvelt si sia orientato «verso le spese finanziate da prestiti invocate da Keynes» e che «egli abbia agito secondo il principio che la grande leva per ridurre la disoccupazione era — molto più che i lavo ri pubblici in se stessi — il deficit». Cfr. H arrod , La vita di J.M. Keynes, Torino 1965, p. 524. Sullo stesso argomento è in

5 Com ’ è noto, il principio della «domanda effettiva» è esposto da Keynes nel terzo, ca pitolo della sua Teoria generale. Schemati camente la «domanda effettiva» si può de finire come «il totale delle spese dei privati da una parte (acquisto di beni di consumo), dei dirigenti d ’ impresa dall ’ altra (ordinazioni di beni di produzione: ca mion, macchine, officine, ecc.) che posso no essere effettivamente realizzate a un da to momento» (Cfr. R oy , La teoria generale di Keynes, Milano 1977). 6 Precisamente così si è di recente espresso Lord Balogh, economista di Oxford e già consigliere del Ministro di Stato all ’ energia: «L ’ indiscutibile lezione dei cicli economici precedenti alla seconda guerra mondiale

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