Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

«trust dei cervelli» roosveltiano essere intimamente connessa con una politica strutturale di riforme attuata mediante un pia no statale di controllo dell ’ allocazione delle risorse (e perciò con interventi diretti dal lato dell ’ offerta). Tugwell, che di quell ’ ala è un esponente di primo piano, solleva il problema del controllo degli investimenti il cui «primo passo ... sarebbe di li mitare la libertà dei singoli di decidere dell ’ allocazione dei capi tali». Quest ’ ultima «dipenderebbe dalla competenza con cui un organo statale per la pianificazione sapesse destinare le risorse — per un determinato periodo futuro — ad un uso piuttosto che ad un altro» 9 . Le due politiche — quella congiunturale dal lato della domanda e quella strutturale dal lato dell ’ offerta — non riescono però a intrecciarsi. Il biennio 1937- ’ 38 segna la separazione dell ’ azione di ripresa economica dall ’ intervento sulle strutture del sistema produttivo, la prima avendo la me glio sul secondo. Prevalse allora la linea di condotta (o comun que una sua interpretazione restrittiva) suggerita da Keynes nel dicembre 1933 in una famosa lettera indirizzata alla Roosvelt e pubblicata dal «New York Times» in cui si sosteneva che «la separazione dei momenti di recovery e reform si rendeva neces saria per non minare la fiducia degli imprenditori» 10 . Questo terreno favorevole alla p.g.d. sarà sfruttato intensivamente do po la parentesi bellica. A partire dall ’ amministrazione kenne- diana, con Heller consigliere economico del presidente, essa perverrà gradualmente a ricoprire quel ruolo centrale in cia scun paese e nel complesso dell ’ area occidentale a tutt ’ oggi in discusso. La «Nuova Economia» kennediana 11 , così come il New Deal roosveltiano, prefigura azioni combinate dal lato della domanda e dell ’ offerta. Alla politica dell ’ offerta e con essa agli aspetti qualitativi e microeconomici della crescita si inten de assegnare una posizione di rilievo nella politica complessiva di intervento pubblico nell ’ economia. Ma il circuito di inter venti domanda-offerta non viene sufficientemente alimentato (forse per il timore che il suo funzionamento a pieno regime comporti una politica di programmazione globale). Sicché an cora una volta si avvantaggia la politica quantitativa dal lato della domanda. Nel corso della conquista di una posizione dominante, la p.g.d. perde i connotati di politica indirizzata a garantire il pie no impiego e si qualifica come gestione essenzialmente moneta ria della domanda aggregata, con il duplice obiettivo del con trollo dell ’ inflazione e dell ’ equilibrio della bilancia dei paga menti. Chi scrive ha già avuto occasione di sottolineare i risul tati fallimentari di questa gestione: dalla permanenza del pro cesso inflazionistico e degli squilibri dei pagamenti internazio

tervenuta recentemente la F ano , Crisi e ri presa economica nel bilancio del New Deal, in C affè e altri, Crisi e Piano, Bari 1979. 8 Gli studiosi fanno anche riferimento ad altre esperienze maturate nello stesso de cennio: quelle della Germania di Von Pa- pen e di Schacht, e della Francia del Fronte Popolare ricorrono più di frequente nelle citazioni. Ci sembra però che l ’ esperienza newdealista resti quella più travagliata e ricca di spunti per lo svolgimento futuro della p.g.d. 9 Cfr. T ugwell , Il governo e l ’ industria, in V illari (a cura di), Il New Deal, Roma 1977, p. 166. Il rafforzamento dei poteri decisionali pubblici nell ’ ambito di un ’ eco

nomia regolata non è automatico e non di pende interamente dalla competenza dell ’ organo statale in questione. Se l ’ econo mia regolata favorisce i processi di concen trazione, a trarne vantaggio sarà l ’ area de cisionale privata. Ciò è quanto è dato con statare, secondo la Fano (cit.), per una cer ta parte dell ’ esperienza newdealista incen trata sulla «National Recovery Administra- tion», l ’ ente americano per la ripresa indu striale. 10 Cfr. V illari , Il New Deal e i limiti del keynesismo, «Rinascita», n. 48, 1978, p. 24, e op. cit., p. 521. 11 Cfr. H eller , Nuove dimensioni del l ’ economia politica, Torino 1968.

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