Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

forti. In definitiva, il sistema economico si trova fortemente in clinato sul lato della recessione e il sistema istituzionale decen trato non si sviluppa restando ai margini del sistema decisiona le. Nella Comunità europea, quest ’ ultimo fenomeno, corrente- mente definito di «integrazione europea», alimenta tensioni e conflitti tra governi centrali e governi regionali/locali che, a lo ro volta, danno vita a fenomeni di «disgregazione regionale» nell ’ area comunitaria. Per quanto radicata nella tradizione dell ’ intervento pubbli co in economia, la p.g.d. non si sta sottraendo ad un processo di revisione critica che si presenta in forma moderata (continui tà con il passato) nelle sede internazionali tipo OCSE e con ca ratteristiche di rinnovamento radicale (rottura con il passato) in seno a organismi non «ufficiali», in primo piano il Gruppo di Politica Economica dell ’ università di Cambridge. È difficile oggi dire come e quanto questa revisione influenzerà l ’ altro im portante processo in atto, appunto quello del decentramento istituzionale, e viceversa. Per il momento, appare evidente che l ’ uno e l ’ altro si ingnorano reciprocamente, fermo restando pe rò che più verosimilmente sarà il primo a condizionare il secon do. Basti pensare che in Italia, le cui esperienze in materia sono tra le più significative nell ’ area comunitaria, del decentramento non sono state colte le opportunità di spezzare il «monopolio» della p.g.d. e di allargare il ventaglio degli strumenti di politica economica. La revisione moderata parte dal presupposto che la p.g.d. possa, con un appropriato dosaggio delle misure monetarie e fiscali, garantire interventi efficaci tanto in direzione dell ’ au mento quanto in quella della diminuzione della domanda, in conformità con le necessità generali della politica di stabilizza zione. Della stessa si riconoscono però anche i limiti, indivi duati nella debolezza dei suoi risultati a corto termine. Si pro pone, pertanto, di spostare l'attenzione dal breve al medio pe riodo: la p.g.d. deve essere pilotata dai governi sulla base di considerazioni fondate su uno svolgimento temporale sufficien temente lungo affinché si possano produrre gli effetti desidera ti. È in questa nuova dimensione temporale che deve essere ef fettuata un ’ operazione di monitoraggio, cioè di controllo dei ri sultati effettivamente conseguiti. Ulteriore elemento di novità è la proposta di coordinamento internazionale (la cosiddetta «azione concertata») delle politiche nazionali di gestione della domanda. Tale coordinamento si rende indispensabile per assi curare che la desincronizzazione-differenziazione delle politiche nazionali non si ripercuota negativamente sul quadro economico internazionale. A sua volta, la differenziazione della p.g.d. da paese a paese è inevitabile poiché nell ’ area occidentale si sareb bero formati tre raggruppamenti di paesi secondo i risultati «combinati» ottenuti sul fronte dell ’ inflazione e dell ’ equilibrio esterno: precisamente, paesi sani (con la Germania Federale in testa), convalescenti (tra questi l ’ Italia) e malati veri e propri. L ’ onere degli aggiustamenti richiesti dovrebbe essere equipro- porzionalmente sostenuto da questi tre raggruppamenti.

geneizzazione delle situazioni economiche più disparate. Sistemi profondamente di versi per dimensione, struttura e disloca zione dell ’ attività economica vengono sot toposti a un identico processo di tratta mento dei dati per la composizione del quadro macro.

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