Problemi della transizione 1979

Politica economica

Le posizioni più radicali insistono sui risultati estrema- mente modesti conseguiti in oltre vent ’ anni di attuazione della p.g.d. Viene sottolineata, inoltre, con maggior enfasi la neces sità di un più lungo orizzonte temporale di riferimento, poiché nel modello previsivo di breve periodo si perdono di vista i pro blemi strategici e i comportamenti delle imprese. La diversità della versione radicale della p.g.d. sta, però, nel tipo di approc cio ai problemi dell ’ occupazione, della crescita e del controllo del ciclo economico. Il pieno impiego è assunto come obiettivo prioritario, qualificato dall ’ indirizzo assegnato al processo di crescita economica. Quest ’ ultima, infatti, deve essere concen trata nei paesi e nelle regioni sottosviluppate e in declino della Comunità. Si configura così un sistema nel cui ambito sono le regioni e i paesi deboli ad agire da «locomotiva». Pur avendo dimensione internazionale, tali obiettivi dovrebbero essere per seguiti da ciascun paese con autonome «azioni domestiche». L ’ «azione concertata», suggerita in sede OCSE, appare velleita ria soprattutto se interpretata nel senso di una «reflazione coor dinata» che, almeno al di là di un certo punto, non è nell ’ inte resse dei paesi forti. Le «azioni domestiche» si traducono in in terventi diretti di natura amministrativa: tipici quelli per il con trollo delle importazioni 15 . Nella stessa logica rientra la crea zione all ’ interno della Comunità, a favore dei paesi/regioni de boli, di una zona tariffaria privilegiata per i prodotti manifattu rieri, ricorrendo ad accordi analoghi a quelli adottati per le «monete verdi» in agricoltura. La versione radicale della p.g.d. non aderisce pertanto alla dottrina del «libero scambio» e indi vidua nella politica della concorrenza un problema normativo di grande rilevanza che nasce dalla presenza di un vasto e cre scente settore meso-economico (così definito perché si situa tra la micro e la macroeconomia) che è poi l ’ area coperta delle grandi compagnie multinazionali e dai consorzi bancari inter nazionali. Nel contesto della denuncia dei limiti del libero scambio 16 e della prospettiva aperta di controllo del ciclo eco nomico per via dell ’ espansione anziché della depressione, la p.g.d. «versione radicale» mostra una matrice keynesiana non «corrotta» dai principi neoclassici. 5. La revisione della p.g.d. è un fenomeno di vasta porta ta che rimbalza sullo stesso processo di decentramento istitu zionale. Anche se non siamo in grado di esaminarne le implica zioni, possiamo comunque fornire elementi di valutazione rife riti alla specifica esperienza italiana di inserimento dell ’ Ente Regione nel campo del governo dell ’ economia. Da questo pun to di vista alcuni elementi innovativi della p.g.d. costituiscono una condizione permissiva dello sviluppo di funzioni di gover

tutte queste cose dovrebbero essere, per lo ro natura, internazionali. Ma lasciamo che i beni siano “ fatti in casa ” dovunque ciò è ragionevolmente e convenientemente pos sibile».

15 Cfr. C ripps e G odley , Control of int- ports as a means to full employment and thè expansion of world trade: thè UK ’ s ca se, in «Cambridge Journal of Economics», n. 2, 1978. 16 Così si è espresso in più occasioni Wyn- ne Godley, massimo esponente del Gruppo di Politica Economica di Cambridge: «...per quanto riguarda il sistema del libe ro scambio non si sta verificando che esso risulti reciprocamente vantaggioso per tutti i paesi coinvolti e che dia luogo a una diffu sione della prosperità». E Keynes così scri veva: «Simpatizzo dunque con quelli che vorrebbero ridurre al minimo, invece di spingere al massimo, i legami economici fra le nazioni. Idee, conoscenze, arte, turismo,

197

Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online