Problemi della transizione 1979

Politica economica

growth i problemi regionali si sono esarcerbati nel corso degli anni Sessanta. Il trasferimento di risorse finanziarie verso le regioni/aree deboli non ha risolto il problema, al contrario lo ha aggravato, poiché i mercati locali si sono nel tempo trasfor mati da mercati di produzione in mercati di sbocco. Ciò signifi ca che le risorse finanziarie aggiuntive hanno prodotto consumi addizionali soddisfatti dalle regioni forti, cioè dalle aree di pro duzione inserite nel sistema del commercio internazionale. Un sistema programmato di scambi con l ’ estero in un qua dro di compatibilità internazionali definito da tutti i paesi è un sistema aperto che consente alle regioni/aree deboli della Co munità di inserirsi nel processo di crescita mondiale. In questo sistema i paesi deboli afflitti da squilibri territoriali recuperano il controllo della gestione economica interna, oggi in buona parte delegata al sistema di libero scambio e, perciò, ai paesi forti. In tal modo si risolverebbe la contraddizione in atto tra sottrazione di responsabilità ai governi dei paesi deboli sulle scelte di fondo nazionali e loro sovraccarico di responsabilità in materia di riequilibrio territoriale interno. In definitiva, la pro grammazione degli scambi faciliterebbe la programmazione dello sviluppo regionale, con evidente vantaggio, nel nostro paese, dei governi regionali, anche per questo sollecitati ad ac celerare la fase già avviata di «possibile implementazione» dell ’ attività di programmazione a livello decentrato. 6. Pur nella nuova veste la p.g.d. conserva un raggio d ’ azione limitato. Si può dire — come ha messo in evidenza Alt- vater in un suo recente intervento 19 — che con il controllo glo bale della domanda non si riesce a tener dietro alle rilevanti tra sformazioni strutturali in atto. Una di queste riguarda il capita le, soggetto a processi di multinazionalizzazione, centralizza zione e concentrazione di tale portata di aver dato luogo a un vasto settore meso-economico impermeabile alla p.g.d. Nel Regno Unito, dove questo fenomeno sembra aver assunto di mensioni imponenti, gli economisti segnalano il divorzio avve nuto tra la gestione ortodossa della domanda aggregata con dotta dal governo e la gestione del ciclo dell ’ offerta da parte delle grandi imprese. La p.g.d. avrebbe ancora un ruolo da gio care nei confronti di centinaia di piccole imprese, la cui attività peraltro sarebbe strettamente condizionata dal comportamento complessivo della «grande lega multinazionale» e dalle singole decisioni delle imprese giganti per la ripartizione tra interno ed estero della produzione, dell ’ occupazione, dei profitti. Verso il nuovo settore meso-economico è attratto lo stesso capitale pubblico; inoltre, lo Stato, indipendentemente dai suoi com portamenti come imprenditore, sostiene le operazioni delle grandi compagnie multinazionali. Le leve di comando dell ’ atti vità economica sono, pertanto, manovrate da poche dozzine di imprese private e pubbliche, e, per riflesso, poche dozzine di managers privati e di burocrati industriali detengono la respon sabilità delle decisioni strategiche dalle quali dipende il nostro futuro 20 . Le conseguenze sono a tutti evidenti: sul terreno eco

settore meso-economico è da tempo ogget to di analisi da parte di Holland; si veda, di recente H olland (a cura di), Beyond Ca- pitalist Planning, Basii Blackwell, Oxford 1978, cap. 8. Per l ’ Italia, segnaliamo la ri cerca sull ’ attività delle nostre multinazio nali svolta per conto del CNR dall ’ «Istituto di studi sulle relazioni industriali» (cfr. C a

19 Cfr. A ltvater , Il vero miracolo del nuovo miracolo tedesco: la crescita di strugge occupazione, «Il Manifesto», 9 di cembre 1978. 20 Per una critica serrata al sistema decisio nale «managerial-burocratico» nella espe rienza inglese, cfr. C ripps , Socialism in one country?, «Labour Activist», 1978, n. 1. Il

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