Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

nomico, razionalizzazione dell ’ apparato produttivo con espul sione di forza-lavoro; sul terreno istituzionale, sovraccarico di responsabilità per gli apparati burocratici centrali con emargi nazione delle strutture decisionali decentrate. Altrettanto ovvia la conclusione: la p.g.d., se non proprio disarmata, è larga mente insufficiente a garantire l ’ incremento desiderato dell ’ oc cupazione (morde poca occupazione) e l ’ estensione della «base democratica» (tesse poca tela del decentramento istituzionale). Il settore meso-economico non è però il solo a risultare im permeabile alla p.g.d. Almeno per l ’ Italia, altrettanto e forse anche più importante sotto questo aspetto è il sistema economi co «parallelo», la «economia sommersa», di dimensioni pari a circa il 10% del P.N.L. (ma secondo altre valutazioni la sua consistenza si aggirerebbe intorno al 20-30% dello stesso) e che darebbe lavoro a 6 milioni di «clandestini». A questo sistema e al settore meso-economico sono riconducibili, rispettivamente, i fenomeni di decentramento produttivo nazionale e internazio nale. Il sistema «cripto-economico» può essere visto come cen tro di raccolta delle «fabbriche destrutturate» 21 , l ’ altro settore, come centro di diffusione delle «fabbriche che producono per il mercato mondiale» {off-shore plants). I criteri di rilevazione statistica che presiedono alla costru zione del tradizionale quadro macroeconomico non tengono conto di questi fenomeni. Conseguentemente, il raggio d ’ azio ne della p.g.d. è limitato ai grossi aggregati contenuti in questo suo quadro analitico di riferimento. Ritenere che il raggio di azione di tale politica sia tanto esteso da comprenderli, signifi ca attribuire al quadro macro qualità che non possiede: quale, ad esempio, quella di poter essere utilizzato come uno strumen to ottico per l ’ ingrandimento di oggetti situati a grande distan za da esso. È scontato affermare che ben altri stumenti si richie dono. Lo è forse di meno la constatazione che questa esigenza non potrà essere sufficientemente avvertita fino a quando all ’ economia come «scienza del controllo» non verrà assegnato un ruolo almeno pari a quello della stessa come «scienza delle previsioni». 7. All ’ economia come «scienza del controllo» si guarda con molta circospezione, ma anche con interesse, da quando è apparsa evidente la «seconda crisi della teoria economica»: «la prima crisi — osserva la Robinson — nacque dal crollo di una teoria che non riusciva a render conto del livello di occupazio ne; la seconda crisi nasce da una teoria che non può render con to del contenuto dell ’ occupazione» 22 ; da quando cioè si ha mo tivo di ritenere, diversamente dalle convinzioni di Keynes, che il sistema esistente impieghi male i fattori di produzione utiliz cace , La multinazionale Italia, Roma

mo a G arofoli , Decentramento produtti vo, mercato del lavoro e localizzazione in dustriale, «Archivio di studi urbani e regio nali», 1978, n. 4 (numero speciale dedica to a «Ristrutturazione industriale e territo rio»). Nel testo ci riferiamo al fenomeno della «destrutturazione produttiva», «che comporti uno scorporo di impianti e di al cune fasi del processo produttivo delle grandi e medie imprese verso le piccole uni tà produttive (fino a coinvolgere laboratori artigianali e lavoranti a domicilio)». È que sto uno dei principali canali di alimentazio ne dell ’ «economia sommersa». 22 Cfr. R obinson , La seconda crisi della teoria economica, in F iorito (a cura di), Il disagio degli economisti, Firenze 1976.

1977, e sullo stesso tema vari numeri della rivista «Nuovo Sviluppo» dello stesso Isti tuto). Nel 1974 l ’ Italia occupava il terzo posto, preceduta da USA e Regno Unito, tra i sei maggiori paesi ad economia di mer cato nella classifica del grado di multina- zionalizzazione. La produzione internazio nale industriale dell ’ Italia, cioè la produ zione realizzata all ’ estero dalle nostre mul tinazionali, era nell ’ ordine del 9% del P.N.L. italiano rispetto a circa il 6% della Germania Federale e a meno del 3% del Giappone (cfr. «Nuovo Sviluppo», 1977, n. 2). 21 Per i diversi significati attribuiti al ter mine «decentramento produttivo» rinvia

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