Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ficativa e particolare della tendenza generale, nel concetto di letteratura, rivolta a un ’ accen tuazione dell ’ uso o del (ponderoso) consumo di opere, piuttosto che della loro produzione ... la critica venne assunta come naturale mez zo di definizione di studi letterari, a loro volta definiti dalla categoria specialistica di lettera tura, intesa come insieme di opere stampate d ’ una certa qualità. Così, nella prospettiva dello sviluppo storico-sociale, queste forme del concetto di letteratura e critica sono forme di specializzazione e controllo di classe su una generale pratica sociale, e di una limitazione di classe degli interrogativi che quest ’ ultima po trebbe suscitare» 3 . Qui ci importa che questa identità della let teratura, proprio perchè rapporto pratico, si configura come gamma di qualità e valori non superficiali o aggiuntivi, ma veramente costi tutivi, tali che di essa consentono l ’ esperienza. Un grande equivoco dell ’ estetica idealista (in particolare nella pronunzia crociana che ha segnato la nostra cultura) è stato appunto la sovrapposizione e confusione di questi due di stinti e diversi meccanismi di identificazione e definizione: con l ’ effetto dogmatico e cieco che una definizione ultimativa, di un ’ «essenza», coprisse de jure e de facto il campo intero dell ’ esperienza dell ’ arte. Ma l ’ esperienza che soggetti storici e concreti hanno della lettera tura, dell ’ arte, non è governata affatto da re gole categoriali, mentre si tratta piuttosto di processi pratici complessi. Se siamo ormai sufficientemente cautelati, in termini estetici generali, per non incorrere più in simile equivoco — sappiamo lo spessore di consapevolezza e istituzionalità, di intenzio ni, che inerisce al fenomeno artistico (Ance- schi), sappiamo che la sua regola d ’ esistenza, dell ’ arte nel suo disporsi storico-concreto, fa corpo con un universo sociale anziché catego riale (Mukarovsky) — , la questione si ripre senta su terreni più particolari, quale appunto la teoria della letteratura, quando dal lavoro specifico di analisi «sul campo» emergano mo menti di generalizzazione teorica. Poiché allo ra può accadere che una dimensione, la cui specificità si isola come costitutiva dell ’ opera zione critica, venga proiettata nell ’ oggetto stesso come costitutiva della sua specificità reale.

Così, quando è il linguaggio a essere isolato, dall ’ analisi linguistica della letteratura si tra passa ad una teoria dell ’ uso letterario del lin guaggio, senza avvedersi che si congiungono categorie e nozioni eterogenee: «opera» o «te sto», infatti, definiti da un insieme di procedu re d ’ analisi, come possono coniugarsi con o generalizzarsi in «letteratura», nozione defini ta da un insieme di qualità e valori? È la diffi coltà di ogni teoria della letteratura, di ogni ri cerca della «letterarietà», della specificità del testo letterario. Difficoltà, naturalmente, che non rimuove il tema della specificità della let teratura, ma che mostra invece come essa pos sa essere indagata solo rinunciando metodolo gicamente alla nozione di letteratura, disatti vando il suo meccanismo di valori selettivi ed autodefiniti. L ’ ambiguità teorica, a tale riguardo, della nozione di linguaggio poetico sta proprio nell ’ aver riattivato tale meccanismo, privile giando un percorso d ’ analisi, certo primario, sino a farne condizione costitutiva, essenziale della letteratura (letterarietà), e producendo in questo modo il corto circuito tra procedure e valori. Né, per un verso, quelle linguistiche so no le uniche condizioni di possibilità dell ’ ope ra (Macherey), né, per altro verso, la specifici tà linguistica di quei testi che denominiamo letteratura deve di necessità comporsi in una figura unitaria, se non in quella necessità che discende da una storia consapevole, che ha co stituito la letteratura in quanto tale nella sele zione e specializzazione dei suo valori, proce dimenti, temi e modi di discorso: ma è allora la necessità tautologica della tradizione in cui e mediante cui la letteratura stessa s ’ instaura. L ’ immagine di una tradizione è profondamen te necessaria alla struttura dell ’ idea di lettera tura, e sprigiona un ’ energia insostituibile, una forza attiva: ma non confondiamo, ecco, la forza vitale delle sue scelte e dei suoi modelli, delle sue genealogie e gerarchie, con il decorso di una storia reale, che non si svolge dentro ai limiti che l ’ autocoscienza di una letteratura si assegna.

3 W illjams , op. cit., pp. 62-66 passim.

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