Problemi della transizione 1979
Semiologia e insegnamento della letteratura nella «Le^on» di R. Barthes di Luisa Viola La «le$on» di Barthes 1 , lezione inaugurale della cattedra di semiologia letteraria al Colle gio di Francia, si articola sostanzialmente, e non a caso, su due, speculari, possibilità di de finizione: della «letteratura» da una parte e della «semiologia» dall ’ altra, e sul loro, inscin dibile come vedremo, rapporto anche in fun zione di un insegnamento. Una sorta di autoa nalisi quindi, e di programma anche. Ma vorrei insistere sul concetto di «defini zione possibile», tutta la struttura della lezione di Barthes infatti verte sulla necessità di toglie re qualunque potere assertorio, o definitorio appunto, al linguaggio, e al proprio discorso prima di tutto. Un ’ idea di «letteratura», o di «letterarietà», si concretizza, secondo una tradizione teorica che Barthes mantiene saldamente formalista e soprattutto jakobsoniana, in rapporto al lin guaggio usuale, quotidiano. E qui ci troviamo di fronte alla affermazione teorica più dichia ratamente provocatoria, ma anche più stimo lante in quanto su di essa si basa lo svolgimen to dell ’ intero discorso, dello scritto: la lingua è, secondo Barthes, «fascista». Non soltanto dunque normativa, consuetudinaria, stereoti- pizzata ecc., ma autoritaria e oppressiva, ema nazione di un potere «ideologico» che sottil mente si infiltra in ogni manifestazione uma na, e prima di tutto in ciò che costituisce la so cialità stessa dell ’ uomo: il linguaggio appunto. La lingua non definisce soltanto «come» si deve parlare, ma definisce anche (e in questo senso è fascista) «cosa» si deve dire, e, soprat tutto, cosa non si deve dire, censurando quin di, immediatamente e di fatto, tutta una parte dell ’ esperienza dell ’ uomo. In più la lingua è as sertoria e impositiva, tende cioè ad asservire il
destinatario del «messaggio» col proprio pote re di intimidazione, che risiede nella sua stessa struttura grammaticale, sintattica ecc., tanto è vero che anche le modalità del dubbio, della negazione ecc. non sono poi altro che stru menti adottati dalla lingua stessa per «sfuma re», e così nascondere in parte, questo caratte re. D ’ altra parte il linguaggio è anche estrema- mente ripetitivo (il termine più usato da Bar thes è «grégaire»), dominato da stereotipi che mi obbligano, se voglio essere compreso nella mia qualità di mittente, a riprendere, e ripete re, ciò che la lingua ha già codificato. Nessuna libertà dunque offre il linguaggio, né al desti natario né al mittente. Ma questo «fantasma della libertà», la possibilità cioè di svuotare la lingua insieme della servitù e del potere, trova il suo spazio nella «letteratura», che a sua volta in questa funzione trova la sua ragion d ’ essere. Lettera tura dunque come «deviazione» dalla norma, come «trasgressione» e «infrazione»: ci si ri porta ancora ai formalisti, a Jakobson, e a una teoria della letteratura che trova le sue radici nelle poetiche delle avanguardie e, prima an cora, come ha dimostrato Todorov 1 2 , nell ’ este tica romantica. Ma Barthes aggiunge: letteratura come pra tica di scrittura, e in ciò si rivela la sua vicinan za (del resto da lui stesso evidenziata all ’ inizio della «le$on») alle posizioni di Tel Quel, alla rivendicazione, di un Derrida per esempio, di uno spazio autonomo e «rivoluzionario» della scrittura nei confronti dello strapotere del «lo gos» nella cultura occidentale. Direi quasi che per Barthes «logos» viene a coincidere con «linguaggio» (o discorso), e «scrittura» con « letteratura ». La letteratura come scrittura e come testo (in contrapposizione a una letteratura intesa come «corpus» di norme codificate), «lavora» sul linguaggio stesso (quello che per Jakobson è l ’ «autoriflessività» della funzione poetica), ne fa l ’ oggetto della propria azione, ed è pro prio qui che sta la sua capacità liberatoria, che non coincide duhque, evidentemente, né con la posizione politica dell ’ autore né tantomeno col contenuto dell ’ opera. La «qualità politica» della letteratura va cercata altrove, secondo Barthes. Intanto, la produzione letteraria coinvolge tutte le discipline ma non si fa schiava di nes suna di esse (non si sottomette cioè a nessun codice specialistico), rifiuta di emettere un di scorso assertorio o affermativo, come è anche quello della scienza, ma fa riflettere sulle ca ratteristiche stesse del linguaggio, aiuta a pren dere coscienza del rigido potere nascosto sotto
1 R. B arthes , Lesoti, Paris, 1978. 2 T. T odorov , Théorie du symbole, Pa ris, 1977.
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