Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
i suoi «topoi», liberandone piuttosto le poten zialità di sovvertimento. Inoltre, al contrario del linguaggio quotidia no, sistematizzante e classificatorio, essa vive il sogno di rappresentare il reale, la molteplici tà dell ’ esperienza della realtà, che l ’ uso comu nicativo ci aliena ma della quale ci dobbiamo riappropriare. La storia della letteratura po trebbe essere letta come storia degli «espedien ti» mediante i quali gli scrittori hanno cercato (o si sono illusi) di riprodurre il reale. In que sto senso dunque, e al di fuori di qualsiasi poe tica storica, la letteratura è sempre profonda mente «realista». Considerazioni queste assai consone e affini a quelle di Génette 3 sulla «ré- verie» mimologica come aspirazione latente di tutta la letteratura, e a quelle di Todorov 4 5 sul la «funzione simbolizzante» della poesia in ge nerale e in particolar modo di quella moderna. Ancora una volta al centro delle più attuali pratiche critiche, Barthes chiama questa vo lontà mimetica della letteratura «function uto- pique», il cui primo costituirsi in poetica stori ca, con Mallarmé evidentemente, coincide da una parte con la realizzazione dell ’ istanza più profonda della scrittura, e dall ’ altra con l ’ ini zio della «modernità» della poesia. Ma questa «rivoluzione», questa «trasgres sione» profonda operata sul linguaggio dalla pratica letteraria, è soggetta, da parte del pote re, ad un continuo «recupero» e riassorbimen to, a una costante «ricodificazione» (come co dice culturale, come moda ecc.), per cui la let teratura, per mantenere la propria funzione, diventa anche il luogo di una continua fuga, di un continuo «déplacement», alla ricerca di spazi sempre diversi, per sfuggire alla costri zione nomenclatoria e classificatoria del lin guaggio e della cultura. Nuovamente Barthes si trova così solidale con le teorie formaliste e dell ’ avanguardia (e non è un caso del resto se cita le «abiure» di Pasolini). Ma, a questo punto, quale metodo può esse re acconcio ad avvicinare quell ’ oggetto sfug gente e dalle molteplici facce che è la letteratu ra? Per Barthes è la semiologia, intesa come, ed è un ’ affermazione ancora paradossale ma stimolante nella sua provocatorietà, «dissolu zione della linguistica». Capovolgendo un ’ affermazione degli Elé- ments de sémiologie s , e concretizzando quella
«pratica dell ’ abiura» appena teorizzata, ora la semiologia non è più soltanto una branca della linguistica, ma piuttosto lo strumento che ne provoca l ’ esplosione per, sempre secondo Bar thes, assorbirla e fagocitarla. Impadronendosi di campi sempre più vasti, a contatto con siste mi segnici tra i più diversi, la semiologia da metodo di classificazione formale diventa scienza del sociale nel senso più lato possibile. Sotto questa spinta, la distinzione saussuria- na langue/parole (che metodologicamente è stata la condizione di nascita della linguistica in quanto le ha fornito un corpus in qualche modo «asettico» e chiuso cui applicarsi) è di ventata, inevitabilmente, non pertinente, per essere sostituita da quella, unitaria di «discor so», che così è definitivamente assegnato (non senza suggestioni da Bachtin e da Lotman) alla «mistificata» prassi comunicativa. La semiologia dunque, liberatasi dall ’ ecces siva formalizzazione della linguistica, deve oc cuparsi, secondo Barthes, della «lingua atti va», essere usata come tecnica di decodifica zione, di smascheramento delle mistificazioni del linguaggio, metodologia, in questo senso, squisitamente «politica». E qui che nasce quel legame che già abbia mo definito «inscindibile» tra semiologia e let teratura, poiché è ovvio che solo la semiolo gia, per la sua funzione così affine a quella del la letteratura, sarà in grado di avvicinarsi al «testo» come oggetto fuori dal potere. Nel lo ro rapporto, dialettico, entrambe si relativiz zano: la semiologia, poiché ogni approccio a un testo, che offre specifici e sempre diversi problemi, le impedisce di normativizzarsi e di proporsi come «scienza universale», il testo perché sotto l ’ analisi semiotica si «demitizza», si libera dai residui del mito della pura creati vità. E evidente che la semiologia così intesa, storicizza non soltanto l ’ oggetto della propria analisi, ma soprattutto se stessa. Allontanatasi così da intenti esclusivamente classificatori e formalizzanti, la semiologia si avvicina alla letteratura anche come «pratica di scrittura» ed il saggista (od il «semiologo»), ed è esplicito qui il riferimento di Barthes alla propria prassi critica, allo scrittore. Non si tratta più quindi di una griglia metodologica adatta a qualsiasi oggetto culturale, ma piutto sto di una pratica di demistificazione e di scrit tura (e le due cose, ancora una volta, coincido no). In questo modo, la «semiologia della let teratura» è un viaggio fuori dal potere, nel mondo dell ’ immaginario che necessariamente, per funzione si oppone al potere. A questo punto risulterà chiaro, in rapporto all ’ insegnamento, che cosa intendeva Barthes,
3 G. G enette , Mimologiques, Paris, 1976. 4 T. T odorov , Théorie du symbole, Pa ris, 1964. 5 R. B arthes , Éléments de sémiologte, Paris, 1977.
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