Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ne non inferiori, se non maggiori, delle regioni in cui è domi nante la grande impresa» 4 . Ma occorre subito aggiungere che questo tipo di sviluppo non può neppure essere letto, come sembrano voler fare alcuni, come il modello dello sviluppo capitalistico degli anni ’ 80. Si tratta di un ’ ipotesi destinata ad infrangersi non appena si rivol ge l ’ attenzione agli squilibri dello sviluppo economico naziona le e agli scompensi di quello regionale 5 . Pur continuando ad essere caratterizzata da un andamento meno grave e più positivo di quello nazionale, la struttura pro duttiva dell ’ Emilia-Romagna presenta difficoltà in gran parte strutturali e quindi non superabili nel breve periodo che occor re peraltro tenere presenti. a) Malgrado la grande diffusione delle attività produttive vi è una forte differenziazione territoriale caratterizzata dallo spo polamento, sia in termini di popolazione che di addetti alle atti vità industriali e agricole, di tutta la fascia appenninica; una forte concentrazione lungo l ’ asse della via Emilia dove si con centrano le imprese più importanti, la terziarizzazione della fa scia adriatica. b) L ’ industria che pure si è resa autonoma dai cicli produttivi dominanti, non è ancora sufficientemente integrata all ’ agricol tura e richiede l ’ avvio di un processo generalizzato di qualifica zione tecnologica che non può chiamare in causa l ’ organizza zione stessa del lavoro, gli effetti del decentramento produtti vo, i mutamenti qualitativi della struttura industriale. c) Mentre cresce il divario tra la domanda e l ’ offerta del lavoro soprattutto sul piano qualitativo e risulta sempre più arduo de finire le linee per la formazione professionale e per la sperimen tazione di nuove forme di rapporto tra studio e lavoro, va rile vato che una quota non irrilevante della produzione regionale è effettuata attraverso lavoro irregolare e doppio lavoro. Si può dire che l ’ occupazione coinvolta in questo settore oscilli verosi milmente fra le 200/300.000 unità. d) Il credito viene concesso sulla base di criteri che si fanno re strittivi soprattutto nei confronti dei piccoli operatori che pure costituiscono parte rilevante dell ’ economia regionale 6 . Credo che il problema che ci sta di fronte, che sta di fronte alle forze politiche di sinistra e a quelle progressiste, sia quello relativo all ’ atteggiamento da assumere, all ’ iniziativa da svilup pare perché, anche di fronte a queste difficoltà strutturali che non sono superabili né nel breve periodo, né tanto meno con soluzioni che non modifichino nella sostanza lo sviluppo
4 R. Z angheri , Caratteri, cit., p. 20; relativamente ai dati e alle valuta zioni relative allo sviluppo economi co regionale, vedi anche: C. V ecchi , Relazione introduttiva al III Congres so Regionale CGIL Emilia-Romagna, in: «Istituto Gramsci» (a cura di) Emilia-Romagna: contributi per una analisi sociale e politica, Bologna, 1980; L. T urci , L ’ azione di governo delle forze di sinistra e democratiche dell ’ Emilia-Romagna per combattere la crisi e per una nuova qualità dello sviluppo, in: «Istituto Gramsci sezio ne dell ’ Emilia-Romagna», op. cit.
5 Vedi i contributi di F. G obbo e di R. P rodi citati in precedenza. 6 Relativamente ai temi qui breve mente riassunti, oltre a contributi già ricordati, cfr., F. G algano , C. F ilip - pucci , A B arbera , Sviluppo della democrazia e sviluppo economico, relazione presentata al seminario su: «Emilia-Romagna fra crisi e trasfor mazione, Bologna, 4-5 marzo 1980» ora in questo numero di Problemi della Transizione.
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