Problemi della transizione 1980

L ’ Emilia-Romagna fra crisi e trasformazione

A questa caratteristica della vita sociale e istituzionale si deve se la nostra regione, che è stata ad un tempo uno degli epi centri dell ’ attacco contro le istituzioni democratiche e il movi mento operaio e uno dei luoghi in cui si sono manifestati al li vello qualitativamente più alto gli effetti della crisi e le contrad dizioni di questo sviluppo democratico, ha cominciato a lavo rare per fornire risposte positive ai problemi nuovi di questa fa se dello sviluppo regionale e nazionale e ha mostrato una so stanziale tenuta di fronte alla spietata e incisiva offensiva della violenza politica e del terrorismo. E a ben poco valgono qui e a questo proposito riflessioni gratuite e insinuanti sui presunti al- bums di famiglia o generalizzazioni affrettate volte a generare confusioni e a distribuire patenti di ambiguità come quelle ri proposte anche di recente e con una certa insistenza da qualche quotidiano. C ’ è da dire che non tutte le forze politiche hanno avvertito con la stessa tempestività e con la stessa chiarezza il segno e la forza dell ’ attacco terroristico. E oltre a ciò, che non può essere confuso l ’ atteggiamento di chi come il partito comu nista ha lavorato nell ’ intento di costruire le condizioni per l ’ iso lamento e la sconfitta politica definitiva del terrorismo, con quello di forze come la DC che, tanto per citare un significativo esempio, aprì nel ’ 79 a Bologna con la sua uscita, la crisi del Comitato per l ’ ordine democratico proprio nel momento in cui si poneva l ’ esigenza di fare un salto di qualità nella lotta contro la violenza politica e il terrorismo, mobilitando le grandi masse e le istituzioni democratiche accanto ai corpi dello Stato per im pedire che l ’ ampio e necessario processo riformatore avviato venisse bloccato e ricacciato indietro. Quanto poi alle tesi dei «santuari», che pure ricorrono con insistenza sulle colonne di alcuni giornali, secondo le quali l ’ Emilia-Romagna sarebbe la base comoda e indisturbata dove il terrorismo riordina le pro prie file, concepisce i suoi disegni e rinnova le sue forze, ci limi tiamo a dire che le indagini della magistratura e le iniziative delle forze dell ’ ordine non sembrano portare molti elementi a sua conferma e che comunque se c ’ è qualcuno che sa, è indi spensabile che dica e agisca con chiarezza se intende davvero difendere la democrazia e la libertà. I modi stessi nei quali la crisi ha esercitato la sua pressione e ha lasciato il suo segno in questa regione, hanno posto so prattutto i giovani e le donne nelle condizioni di mettere in ri salto, di evidenziare talora anche in modo inconsueto e clamo roso i problemi vecchi e nuovi dello sviluppo della società re gionale, le contraddizioni che percorrono questa democrazia complessa e organizzata. E destinato a restare deluso e ad esse re smentito dai fatti oltre che dai dati, chi si pone alla ricerca di livelli macroscopici di disgregazione e di emarginazione, di scompensi di entità tale da autorizzare giudizi catastrofici circa lo stato e le possibiltà di sviluppo di questa regione e di equipa rarla alle realtà del sottosviluppo. Ci sembra molto più utile in sede di analisi, anche perché senz ’ altro più vicino al vero, riflettere attentamente sull ’ effetto di risonanza che hanno in questa società fatti e fenomeni che al trove vengono considerati naturali e fisiologici anche quando si presentano in forme più estese e consistenti; considerare con quale e quanta urgenza si proponga per lo sviluppo stesso della democrazia la soluzione di problemi e contraddizioni; valutare tutte le difficoltà che questo passaggio comporta, stante l ’ im

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