Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
possibilità soprattutto qui di ipotizzare e proporre soluzioni lo- calistiche o accomodanti. Si è posto giustamente in questi ultimi anni, anche in Emilia-Romagna, il problema del rilancio della partecipazione dei cittadini alla vita delle assemblee democratiche; il problema non può essere affrontato né lamentando in astratto una pre sunta caduta della partecipazione che non è mai stata tanto am pia e incisiva nella storia recente del nostro paese, né isolando le istituzioni dal complesso contesto sociale ed economico en tro il quale operano, né tanto meno rivolgendo astratti appelli alla coscienza democratica dei cittadini. Sembra più opportuno invece considerare come all ’ ampia e rapida diffusione di forme di democrazia rappresentativa, non abbia fatto riscontro e seguito né una adeguata redistribu zione o decentramento dei poteri, né l ’ estendersi di forme di au togoverno e di gestione sociale dei servizi; e questo non ha con sentito che si riducesse nella misura, oggi necessaria, neppure in Emilia-Romagna, la distanza tra governanti e governati. Ma la linea lungo la quale passa il rafforzamento della de mocrazia è anche e forse soprattutto un ’ altra. Si tratta di indivi duare in quale direzione devono operare le forze progressiste e il movimento dei lavoratori affinché negli anni ’ 80 si possa co niugare in modo più stretto lo sviluppo della vita democratica con la riforma di grandi comparti della società e dello Stato, e con uno sviluppo economico e sociale programmato e raziona le, la democrazia politica con la democrazia economica. Ma, come si è detto, l ’ iniziativa dei protagonisti politici maggiormente dinamici perché per un verso più esposti ai con traccolpi della crisi, per l ’ altro, soprattutto nelle zone ad alto sviluppo civile, meglio attrezzati a comprenderne la direzione e gli effetti, ha messo in evidenza taluni ritardi e consistenti sma gliature nello sviluppo di questa democrazia. I giovani, le donne, gli operatori dei servizi e del terziario in genere, hanno fatto risaltare, talora in modo clamoroso e originale, problemi vecchi e nuovi che sono rimasti aperti o che sono stati risolti solo in parte e per difficoltà endogene e per le frequenti situazioni di stallo registrate dallo sviluppo naziona le. I punti deboli, le lacune, le smagliature, i ritardi evidenzia ti non sono stati tanto quelli che secondo certe analisi strumen tali e semplificate farebbero dell ’ Emilia una zona di sottosvi luppo, bensì quelli che, una volta avviati a soluzione, sono de stinati a modificare in profondità la natura stessa di questa so cietà, l ’ assetto dell ’ intero modo di produzione. II ’ 77 e il ’ 78 sono stati anni emblematici per la vita demo cratica regionale e nazionale: per un verso l ’ esplosione improv visa e violenta dell ’ attacco alle istituzioni democratiche e al mo vimento operaio che ha trascinato con sé almeno nella sua fase iniziale, le ansie e le aspettative deluse, soprattutto fra i giova ni, di un cambiamento rapido e radicale della situazione nazio nale; il convegno di settembre per l ’ altro, che ha imbrigliato e sconfitto le tendenze violente presenti in frange minoritarie del le giovani generazioni, ha riproposto la tenuta e il vigore della democrazia organizzata, la sua disponibilità e la sua capacità a confrontarsi e a recepire il nuovo e la sua natura antiautoritaria e progressiva. Sono stati gli anni che hanno evidenziato fino all ’ esasperazione, qui come in altre parti del paese, tutti i nodi
Made with FlippingBook - Online catalogs