Problemi della transizione 1980
L ’ Emilia-Romagna fra crisi e trasformazione
ma formativo mette in discussione la divisione del lavoro e l ’ or ganizzazione produttiva esistente. È comunque innegabile che nella nostra regione il tasso di incremento della scolarità registrato nell ’ ultimo decennio è no tevolissimo: scolari e studenti di ogni ordine e grado rappresen tano ormai un quarto della popolazione regionale; tra la fine degli anni ’ 60 e quella degli anni ’ 70 i giovani che frequentano la scuola media sono aumentati del 31%, quelli che proseguo no gli studi dopo la fase dell ’ obbligo crescono del 61%, mentre circa un decimo dell ’ intera popolazione universitaria nazionale è concentrata negli atenei della regione. Questo imponente pro cesso di scolarizzazione, che è strettamente collegato con le modificazioni strutturali di questa società complessa, oltre ad aprire i problemi di cui abbiamo già parlato e a proporne altri non meno importanti sul piano strettamente culturale, ha con tribuito non poco allo sviluppo e all ’ innalzamento del livello della conoscenza delle grandi masse. Livello della conoscenza che si è modificato in senso posi tivo anche a seguito dell ’ intervento pubblico dovuto all ’ ente lo cale e alla Regione nel campo dell ’ istruzione e in quello della promozione culturale; dell ’ attività capillare di un forte associa zionismo democratico; dell ’ incidenza sempre crescente che vanno registrando i mezzi di comunicazione di massa nella for mazione e nel cambiamento del senso comune. La dimensione complessiva del panorama consente di va lutare quanto incida negativamente sulla crescita culturale, ci vile e politica della regione, su quella dei giovani in particolare, il disinteresse del governo in materia di cultura e di ricerca, il blocco del processo riformatore nella scuola e nell ’ università. Negli ultimi tempi, quasi riflesso e conseguenza delle ana lisi pauperistiche o di quelle di tipo modellistico, si sono fatte strada due ipotesi di lettura della realtà culturale della regione: una, coltivata soprattutto dal versante moderato, ma non del tutto impopolare anche presso settori della sinistra, tendente a sostenere come tutto sommato il panorama culturale emiliano romagnolo appaia grigio, stagnante e torpido; l ’ altra, propria e direi esclusivamente interna alle forze di sinistra e presente an che in settori ristretti del nostro partito, volta a sottolineare co me negli anni si sia andata progressivamente registrando una perdita dei livelli di egemonia del movimento operaio proprio e primariamente sul terreno culturale 13 . Per quello che concerne la prima ipotesi, intendo dire per quel che concerne la sua attendibilità, è sufficiente richiamare alla mente tanto i dati che sintetizzano l ’ andamento del suo svi luppo culturale di massa anche comparativamente ad altre real tà regionali, quanto le caratteristiche e la peculiarità dei centri di produzione, di elaborazione e di diffusione di cultura di rilie vo nazionale e internazionale presenti in Emilia-Romagna (isti 13 Vedi ad esempio: P. C olliva , La in La Pelle di Zigrino , Bologna 1980.
Regione deve promuovere e non pro grammare la cultura, in: «Regione Emilia-Romagna», marzo 1980; S. S echi , Politica delle alleanze ed ege monia del PCI in Emilia-Romagna, in: «Inchiesta», n. 35-36, 1978, ora
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