Problemi della transizione 1980

L ’ Emilia-Romagna fra crisi e trasformazione

che di trasformazione che abbiamo avanzato negli ultimi anni: l ’ austerità come occasione per cambiare e per orientare lo svilp- po del Paese in senso democratico e socialista; la impraticabili tà di ogni politica riformatrice che tende a separare i temi della salvezza da quelli di coraggiose e necessarie azioni di trasfor mazione; la politica di programmazione quale strumento deci sivo per avviare uno sviluppo razionale ed equilibrato del pae se; ed infine l ’ indicazione relativa alla politica di unità delle for ze democratiche per portare il paese positivamente fuori dalla crisi, appaiono anche a molti critici di ieri le indicazioni mag giormente credibili per risolvere i problemi del paese e di grandi masse di cittadini. Ma, sembra ancora più urgente ripeterlo nella fase attuale, i necessari processi di trasformazione non si metteranno in mo vimento se non si scioglierà in direzione progressista e su un terreno avanzato il nodo del governo nazionale. E certo estre mamente grave che, intorno al rifiuto della DC di aprire una fa se di intesa politica e di governo con il nostro partito, si sia coa gulato il complesso delle resistenze, di ieri e di oggi, ad una po litica di rinnovamento; che in esso si siano intrecciate le spinte moderate, le paure conservatrici, i calcoli di restaurazione dell ’ ordine tradizionale dei rapporti sociali e politici, i propositi di un recupero della concezione integralistica del potere. Ma è necessario impedire, attraverso un ’ azione congiunta delle forze progressiste e una iniziativa unitaria delle forze di sinistra, che la DC tragga dal suo ultimo caotico e drammatico congresso indicazioni che sarebbero sciagurate per lo sviluppo civile e de mocratico dell ’ intero paese. Si tratta di far crescere orientamen ti e processi unitari per dislocare nuove forze a sinistra, per aprire la strada alla partecipazione al governo delle forze del movimento operaio, che appare sempre più la condizione indi spensabile per la salvezza e il rinnovamento del nostro paese. E allora ci sembra quanto mai rilevante che ci si interroghi e che si diano risposte lucide circa il modo in cui il movimento dei lavoratori e le forze progressiste della nostra regione possa no evitare ogni tendenza alla chiusura e all ’ isolamento, vincere ogni tentazione riformista che oggi nessuno può credibilmente riproporre, e fare sentire tutto il loro peso perché venga risolto a favore della democrazia e del progresso del paese e delle gran di masse il problema del governo nazionale. Una fase di ulteriore approfondimento ci sembra meritino alcune scelte fatte di recente dal movimento operaio, dalla sini stra e dalle istituzioni, nonché alcune soluzioni proposte in or dine ai problemi che abbiamo in precedenza indicati come cen trali per lo sviluppo in senso democratico di questa parte della società nazionale. Prime fra tutte vanno esaminate le questioni che propone e che apre la scelta meridionalista a proposito della quale nume rosi e autorevoli sono già i contributi e gli orientamenti in cam po. L ’ attenzione rivolta dalle forze di sinistra, dal sindacato, dalla cooperazione, dalle istituzioni democratiche allo sviluppo industriale della regione e l ’ orientamento largamente concorde che ne è emerso secondo il quale l ’ obiettivo primario non risul ta essere tanto quello dell ’ allargamento della base produttiva, ma quello di un riequilibrio della distribuzione territoriale dell ’ apparato produttivo regionale e la sua qualificazione tec

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