Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

flessioni sul «modello emiliano» ecc., per cui è possibile con una certa facilità mettere insieme le caratteristiche più rilevanti per il tema che ci si propone di delineare. La presenza di tutte queste ricerche e riflessioni e l ’ atten zione «nazionale» che esse ricevono è solo giustificata dal fatto che questa regione abbia dal dopoguerra un governo delle sini stre per cui, per motivi politici generali, diventa importante ve rificare quale sia stato il suo operato, in quali settori abbia con- cretamante inciso ecc. L ’ interesse per l ’ ÈmiIia-Romagna è in fatti oggi probabilmente dovuto al fatto che è possibile verifica- re in questa regione alcune delle strategie più «moderne» del capitalismo al livello internazionale: a) la tendenza a spostare territorialmente le strutture industriali al di fuori dell ’ area dei primi insediamenti tradizionali; b) la tendenza ad utilizzare nei vari cicli di produzione tutto un insieme di unità produttive di piccole dimensioni delimitando processi di concentrazione in grandi unità produttive; c) la tendenza ad utilizzare in misura sempre maggiore l ’ economia parallela. Queste tre tendenze sono sicuramente individuabili anche in altre regioni, ma sicuramente esse emergono con grande chiarezza in regioni come l ’ Emilia-Romagna, perché si tratta di una regione che per motivi storico-strutturali 1 (ed anche, in una certa misura, politici) ha una struttura socio-economica ricca e pertanto queste tendenze non rischiano di essere confuse o nascoste dagli aspetti più caratteristici del sottosviluppo pre senti in regioni come quelle meridionali. Le riflessioni che si possono fare sulla base delle ricerche fatte in Emilia-Romagna possono perciò essere un contributo alla comprensione di queste tendenze più generali del capitali smo e permettere una articolazione più complessa del rapporto giovani-condizione di lavoro anche se, ovviamente, questi schemi interpretativi devono essere confrontati e verificati in regioni diverse come quelle meridionali. Per iniziare a precisare le caratteristiche di questa regione ricca si possono ricordare quattro tipi di indicatori: a) Indicatori dello sviluppo economico Se utilizziamo gli ultimi rapporti del Dipartimento Bilan cio e Programmazione e la raccolta dei dati sul reddito prodot to in Emilia-Romagna del CERES 2 ritroviamo tutta una serie di indicatori (prodotto interno lordo, investimenti fissi, indica tori di reddito, di produttività ecc.) che convergono nell ’ indica- re gli elevati tassi di sviluppo di questa regione.

1 Sulla importanza che ha avuto il Partito Comunista nell ’ agevolare i processi di razionalizzazione del capi talismo italiano in regioni come l'Emilia Romagna soprattutto a parti re dagli anni '60 rinviamo ai saggi scritti da FAUSTO ANDERLINI sulla ri vista «La Società» e le cui interpreta zioni più generali sono state presenta te anche in questo convegno. 2 Regione Emilia Romagna. Diparti mento bilancio e programmazione, Forze di lavoro e occupazione per ra mi e branche di attività economica in Emilia Romagna, Bologna 1978; Pri

mo Rapporto sull'industria de II'Emi lia Romagna, Bologna 1979; Ceres, Il reddito prodotto in Emilia Romagna, serie storica 1970177 , Bologna 1979.

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