Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
che sul piano economico la sua anzianità di fabbrica gli viene riconosciuta, mentre spostandosi in un ’ altra fabbrica dovrebbe ripartire quasi da zero. Molto diverse da questi tipi di lavoro sono le attività che si svolgono all ’ interno del mercato del lavoro primario indipen dente dove c ’ è ancora una presenza sindacale che garantisce un impiego stabile, paghe alte ecc. ma, a differenza delle situazioni precedenti, la professionalità di questi lavoratori che viene via via ad aumentare durante l ’ iter lavorativo è di tipo «generale» e non «specifica» ad una singola fabbrica. Le competenze sono perciò trasferibili da una fabbrica all ’ altra e per accedere a que sti lavori (operaio di mestiere, tecnico, personale specializzato negli uffici, insegnante, medico ecc.) sono richiesti tutta una se rie di attestati anche formali di un percorso formativo (scolasti co o professionale) fatto precedentemente. Per questi tipi di la voratori è quindi possibile una maggiore mobilità tra diversi luoghi di lavoro. Questi mercati del lavoro identificano perciò tre principali situazioni di professionalità: un primo livello in cui c ’ è una quasi totale assenza di professionalità in situazioni non tutela te; un secondo livello in cui la professionalità è ugualmente molto limitata, ma in situazioni tutelate e con percorsi di car riera possibili entro la stessa fabbrica; un terzo livello in cui in vece la professionalità è riconosciuta e c ’ è una acquisizione di competenze «generali» vendibili anche al di fuori della unità produttiva di partenza. Una estensione di questa analisi viene formulata da Ed- wards, che si pone il problema di individuare quali sono gli ele menti costitutivi di questi tre mercati del lavoro e la sua tesi è che «i mercati del lavoro sono segmentati perché essi esprimo no la segmentazione storica del processo lavorativo nel senso che sottostante ad ognuno di questi sottomercati c ’ è un partico lare sistema di controllo padronale», per cui è soprattutto il ti po di controllo padronale che tende a differenziare i diversi mercati del lavoro influenzando sia l ’ organizzazione del lavoro sia i tipi di macchine e impianti utilizzati. Edwards considera tre tipi di controllo che come indicato nella Tav. 11 sono relativi ai tre mercati del lavoro: il controllo semplice, quello di tipo tecnico, quello di tipo burocratico. Il controllo di tipo semplice si ha quando gli ordini sono dati attraverso un rapporto personale gerarchico e il lavoro ese cutivo è prevalentemente manuale e non legato ad una partico lare conoscenza della tecnologia. Lavori come quelli di scari catore, facchino, pulitore a mano, ecc. sono tutti lavori tipici del mercato secondario e sono tutti completamente intercam biabili per cui si comprende come il rapporto gerarchico «sem plice» possa facilmente funzionare. Quando però si passa da queste situazioni di lavoro molto elementari, in cui il lavoratore non ha alcuna professionalità, alle situazioni più complesse di lavoro in cui il datore di lavoro si trova di fronte a persone con una loro professionalità e quin di con un potere di contrattazione il controllo gerarchico entra in crisi e sono allora messi in atto due tipi di controlli maggior mente adeguati a fronteggiare queste situazioni. Si è così perve nuti al «controllo tecnico» in cui si è cercato di rendere inter cambiabili il più possibile i lavoratori attraverso una strategia
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