Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

le regole disciplinari,la determinazione delle retribuzioni diffe renziate, la definizione delle responsabilità e così via». Questo terzo tipo di controllo determina così le caratteri stiche del terzo tipo di mercato del lavoro, quello del lavoro primario indipendente ed a seconda della capacità padronale di diffusione dei tre tipi di controllo si ha una estensione e caratte rizzazione dei tre mercati del lavoro. Con questa sintesi dello studio di Edwards terminiamo questa rassegna di alcuni contributi americani sul tema della professionalità ponendoci a questo punto il problema del come valutarli rispetto alla situazione italiana. Anche se tra loro col legati isoliamo tre temi: a) la segmentazione del mercato del lavoro; b) l ’ utilizzazione in Italia della tesi di Braverman sulla degra dazione del lavoro; c) i tipi di professionalità da tener presente. a. In relazione alle interpretazioni della segmentazione del mercato del lavoro il tipo di osservazioni fatte precedentemente sulla economia parallela e sulla piccola impresa non sindacaliz zata ci portano, soprattutto in una regione come l ’ Emilia Ro magna, a mettere in discussione la suddivisione dei mercati del lavoro proposta dagli economisti americani della «teoria duali stica». Il punto base di questa interpretazione, più volte ribadito dagli stessi autori, è una contrapposizione centro-periferia dove al livello, «periferia» (cioè al livello del mercato del lavoro secon dario) coincidono le caratteristiche di lavoro non tutelato, di non presenza sindacale, di lavoro degradato dal punto di vista professionale, di lavoro poco retribuito ecc. mentre al livello «centro» (il mercato del lavoro primario) si trova tutta l ’ area del lavoro tutelato e ben retribuito sia pure a diversi livelli di qua lificazione e di possibilità di carriera. Questo schema interpretativo non è certamente nuovo in Italia in quanto agli inizi degli anni ’ 70 è stato largamente dif fuso nella sinistra e basta a questo proposito ricordare il lavoro pionieristico di Meldolesi 23 che stimava in circa otto-nove milio ni i lavoratori «periferici», di cui una metà formato da disoccu pati e l ’ altra metà da occupati precari con l ’ idea base che in questa area periferica non tutelata sindacalmente il lavoro fosse scarsissimo e molto precario e che tutta questa massa di lavora tori premesse per avere una occupazione stabile (fosse cioè un esercito industriale di riserva). Una serie di ricerche ha portato a modificare e precisare questo schema in almeno quattro direzioni: a) innanzi tutto si è visto che il numero degli occupati era stato sottostimato dal- l ’ ISTAT; in realtà la conoscenza dei lavoratori nell ’ economia sommersa ha fatto elevare in maniera consistente i tassi di atti vità (in particolare quello delle donne); b) che esiste sicuramen te un ’ area del lavoro precario non tutelato ma che è molto de

23 L. M eldolesi , Disoccupazione ed esercito industriale di riserva, Bari 1972.

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