Problemi della transizione 1980
Lavoro e condizione giovanile
limitata l ’ area della disoccupazione strutturale, cioè del «disoc cupato» che non svolga alcuna attività lavorativa (questo è evi dente in regioni come l ’ Emilia Romagna, ma lo è anche in re gioni come la Campania dove tutti i «disoccupati» si organizza no non solo per cercare un posto di lavoro più stabile ma anche per fare tutta una serie di lavori nell ’ economia parallela 24 ; c) i dati a cui si riferiva Meldolesi erano relativi alla popolazione at tiva e non tenevano conto (per carenza delle statistiche disponi bili) delle situazioni al livello familiare. Se si considerano le si tuazioni lavorative e di confluenza di redditi al livello familiare si arriva ad individuare squilibri forse ancora più rilevanti tra zone come l ’ Emilia e regioni meridionali ma si può individuare anche la possibilità di tenuta delle economie familiari in perio di di crisi; d) all ’ interno poi della economia parallela e delle si tuazioni lavorative meno tutelate sindacalmente si è potuto constatare come, soprattutto in alcune regioni, vi fossero, vicino a situazioni di indubbia precarietà e sfruttamento, anche situa zioni che permettevano elevati profitti e elevata professionalità che non erano sicuramente etichettabili come «periferiche». Quest ’ ultimo punto è particolarmente rilevante per precisare quali dimensioni occorre tener presente nell ’ area non tutelata sindacalmente. Le ricerche sulle piccole unità produttive (spesso non sindacalizzate) hanno infatti messo in evidenza (in regioni come l ’ Emilia Romagna ma anche in molte altre realtà) come accanto a piccole imprese basate sullo sfruttamento dei lavora tori vi fossero tutta una serie di piccolissime imprese da cui u- scivano prodotti molto pregiati di piccola serie spesso esportati e richiedenti elevati livelli di professionalità, così come tutta una serie di produzioni più standardizzate eseguite con impianti e macchinari modernissimi in grado di permettere profitti molto elevati. Altre ricerche hanno trovato situazioni analoghe anche all ’ interno del cosi detto «lavoro a domicilio» dove sono presen ti situazioni lavorative che possono essere molto retribuite e in vari casi qualificate. Infine tutte le ricerche sul doppio lavoro (è probabile che a risultati analoghi portino le ricerche sui pensio nati) hanno messo in evidenza come spesso il secondo lavoro possa essere in molti casi più qualificato del primo e come pure (nella strategia spesso di una completa evasione fiscale) si possa no realizzare quote non indifferenti di profitto. Non solo quindi si sono ridimensionate le caratteristiche del termine «disoccupato» ma all ’ interno di questa area prima rite nuta come tutta «periferica» si è constatato come erano presenti accanto a situazioni di sfruttamento anche molte situazioni di
no attivamente un lavoro. Su questa indagine del Censis rinviamo alle considerazioni di A. ACCORNERO, Dietro la parola disoccupazione, in «Rinascita», n. 19, 1980. È evidente, anche da queste precisazioni, come la cifra di 680.000 disoccupati (tra i quali 500.000 cercano il primo lavoro e non sono quindi «cronici») è co munque molto lontana dalle stime di disoccupazione che erano ipotizzate nelle analisi di Meldolesi (anche se sono giusti tutti i rilievi di Acconte rò).
24 Sulla stima dei disoccupati in Italia il Censis recentemente ha proposto di disaggregare le statistiche ISTAT sulla disoccupazione che considerano circa 1.700.000 disoccupati, in 680.000 che si possono definire disoccupati in qualche modo «assoluti» perché han no perso il posto, cercano il primo la voro e vorrebbero qualche lavoro (te nendo conto che di questi una quota fa un qualche lavoro), e gli altri che invece si possono definire «relativi», che in pratica non cercano più lavoro e che sono costituiti da quelle persone che nel periodo esaminato non cerca
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