Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

«imprenditorialità» con consistenti livelli di profitto ed anche in vari casi di qualificazione. I mercati del lavoro che possono essere individuati nelle re gioni italiane devono quindi tener conto che la compresenza delle due dimensioni (tutela e qualità del lavoro) può definire una tipologia più ampia di quella della teoria dualistica del mercato del lavoro, potendo poi distinguere ulteriormente tra le situazioni che danno molto profitto ma non sono professional mente qualificate (lavori con macchine automatiche ecc.) e le situazioni che invece sono anche molto qualificate. In altri casi (soprattutto nelle regioni meridionali) possono esservi situazioni qualificate in cui la qualifica non è riconosciuta dal punto di vista retributivo 25 . Questa maggiore complessità e articolazione dei mercati del lavoro ci porta alla definizione dello schema della Tav. 12 dove i mercati del lavoro della «teoria dualistica» rientrano come sot tocasi di una segmentazione più ampia. Queste diversità nello schema interpretativo hanno conse guenze di interpretazione politica molto consistenti che occorre esplicitare. Dallo schema centro-periferia si può infatti dedurre che vi è una tendenza molto forte alla omogeneizzazione dei lavoratori e in questa direzione le analisi di Edwards sono esemplari. In dividuando infatti il controllo come elemento base per chiarire la suddivisione dei mercati del lavoro ed eliminando compieta- mente dal suo schema la situazione di piccola imprenditorialità verso le quali possono tendere come punto di riferimento molti lavoratori, Edwards individua tre tipi di forza lavoro: a) il pro letariato precario dei lavori «secondari», b) il proletariato tradi zionale dei lavori «primari subordinati», c) il lavoratore di me stiere e qualificato (il «quadro medio») del mercato del lavoro «primario indipendente. Se si sottolineano gli effetti di degra dazione della professionalità che i tre tipi di controllo compor tano anche ai livelli più alti (il libro introduce innovativamente tutti gli effetti del «controllo burocratico») è evidente che il tipo di situazione lavorativa che si presenta è largamente omogenea. Questo tipo di interpretazione è in Italia, ad esempio, lar gamente condivisa da tutti gli autori del numero speciale di «Aut Aut» sul libro di Braverman 26 e si trova in tutte le tesi di Toni Negri sull ’ operaio di massa che diventa operaio sociale 27 . Ora che esista una tendenza in questa direzione è sicura mente incontrovertibile, ma tutto l ’ insieme di ricerche e di ri flessioni che hanno messo in crisi in Italia lo schema interpreta tivo centro-periferia dall ’ inizio anni ’ 70 devono farci riflettere

25 Avendo inserito la distinzione tra livelli retributivi (alti e bassi) e lavori qualificati (alti e bassi) in tutte e quattro le combinazioni risulta che nella Tav. 12 vengono non solo am pliati i sottomercati del lavoro nella zona non tutelata sindacalmente (le caselle segnate dal doppio asterisco) ma anche alcune caselle (segnate con un solo asterisco) all ’ interno del lavo ro tutelato sindacalmente. Queste si tuazioni all'interno del lavoro tutelato sono plausibili e verificabili (vi posso no cioè essere lavori qualificati pagati poco e lavori non qualificati con pa

ghe basse). È evidente che dal punto di vista concettuale quello che inte ressava maggiormente era però una dilatazione delle situazioni nella zona de gradazione del lavoro, sapere operaio, «Aut Aut», n. 172, 1979. 27 II testo più recente di NEGRI in questa direzione è Dall'operaio massa all'operaio sociale, Milano 1979. A questo tipo di schema interpretativo aderisce anche B. C oriat su La fab brica e il cronometro, Milano 1979, che a differenza però degli autori pri- lavorativa non tutelata. 26 AA.VV., Scienza,

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