Problemi della transizione 1980

Lavoro e condizione giovanile

vedere la contrapposizione tra chi cerca di imporre lo status quo capitalistico e chi vi si oppone non sempre permettono di far comprendere i collegamenti a chi è direttamente coinvolto. In questo senso è metodologicamente importante il saggio di Noble che avvicina due tipi di conflitto: quello tra i tecnici che progettano macchine e impianti per l ’ industria e quello tra lavoratori e padronato quando queste macchine sono inserite in concrete unità produttive. Il primo tipo di conflitto sembra quasi completamente vinto dai tecnici più vicini alle strategie capitalistiche e su questo punto bisognerebbe individuare anche quante responsabilità abbiano il sindacato e le forze politiche di sinistra che hanno spesso lasciato il mondo della ricerca al di fuori del loro più diretto intervento e controllo. Questo conflit to può infatti portare anche a risultati diversi da quelli stretta- mente capitalistici e le prime riflessioni che si iniziano a fare in vari ambiti negli Stati Uniti ed anche in Italia sono molto si gnificative. Questo conflitto si ricollega poi ai conflitti nella fabbrica ed in questo senso le precisazioni di Noble sono importanti perché si scoraggia una automatica applicazione dei risultati del primo tipo di conflitto al secondo ambito di scontro. Come abbiamo visto nel caso da lui esaminato non c ’ è automatismo tra una strategia capitalistica vincente la sede di progettazione scientifi ca ed una strategia capitalistica che si misura con i lavoratori nella concreta realtà di una fabbrica. Il suggerimento metodologico che viene da un saggio come questo è di cercare di ricostruire i collegamenti tra singoli am biti di conflitti evitando modelli interpretativi troppo riduttivi che non si confrontano con la realtà. In questo senso una parte delle proposizioni di Edwards e sicuramente tutti i saggi del citato fascicolo di «Aut Aut» pro prio per l ’ adesione esplicita ad una tesi interpretativa troppo ri duttiva finiscono con l ’ eliminare dal loro schema teorico tutto quanto non lo contrasta risultando perciò in parte inutilizzabili. È invece più utile un saggio come quello prima ricordato di Je remy Brecher che dopo una paziente verifica di tutta una serie di situazioni concrete ricostruisce una tipologia di conflitti lega ti al luogo di lavoro tra i quali, ma non in modo esclusivo, c ’ è anche il conflitto sulla qualità del lavoro diminuita, secondo le intenzioni dei capitalisti, dalla introduzione di tecnologie ap propriate 31 . Sempre poi sulla valutazione della tesi di Braverman sulla degradazione del lavoro c ’ è da fare una seconda osservazione che, partendo da questa collocazione più «parziale» del conflitto

interessante notare che questo studio redatto da Brecher si contrap pone alle analisi di Braverman rite nendo che Braverman abbia insistito troppo sulla dequalificazione del la voro per effetto dei mutamenti nei processi lavorativi non considerando sufficientemente le politiche nei ri guardi dei lavoratori adottate dalle direzioni del personale. Analizzando anche questi aspetti «la dequalifica zione del lavoro perde il suo ruolo e- sclusivo e centrale per diventare uno degli aspetti di un più complessivo problema di potere». Per una serie di

dati più generali sulle condizioni di lavoro ricordiamo invece il saggio di V. SlESTO, Come sono cambiate le condizioni di lavoro in Italia, «Noti ziario Ceres di Economia del Lavoro», n. 19, 1979.

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