Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
di fabbrica, affronti il tema dell ’ atteggiamento verso il lavoro nel suo complesso non solo l ’ atteggiamento verso il lavoro de gradato (cioè l ’ ideologia del lavoro). Per quanto riguarda la situazione italiana Gallino 32 valuta che considerando le attività lavorative nell ’ industria e nei servizi che comportano un lavoro puramente esecutivo, manuale e non manuale, l ’ entità di questo lavoro è passato da circa otto a dieci milioni di lavoratori dal 1951 al 1977 per cui considerando i la voratori del settore domestico, i lavoratori esecutivi, secondo Gallino, nel 1977 sono circa undici milioni su quindici milioni di lavoratori dipendenti. Rispetto a questa tendenza se si tiene conto degli aumentati livelli di scolarità è evidente che può essere «spiegato» un diver so atteggiamento dei giovani verso il lavoro. Il problema è però probabilmente più complesso e sono molto importanti le rifles sioni di Acconterò 33 che mettono in discussione l ’ ideologia complessiva del lavoro all ’ interno della sinistra (e quindi non solo l ’ ideologia del lavoro degradato di Braverman) ponendo in discussione il peso politico e culturale che oggi ha o dovrebbe avere complessivamente il tempo di lavoro nell ’ ambito della vi ta di ogni persona. Questo tipo di riflessione allarga ulteriormente, e questa volta dal punto di vista della soggettività dei lavoratori, quanto prima affermato. Abbiamo visto come è essenziale da un punto di vista della analisi delle lotte sociali collocare i conflitti nel luogo di lavoro (e all ’ interno di essi il conflitto sulla degradazione del lavoro) in un insieme di scontri per il potere che attraversano tutti gli ambiti dove si produce conoscenza (dai centri di ricerca alla scuola fino ai mezzi di comunicazione di massa) e tutta un ’ altra serie di ambiti con i quali il singolo individuo entra in contatto (gli ambiti «diversi» di cui parla Offe, le strutture decentrate dello Stato, la caserma, le strutture mediche e assistenziali, le strutture educative, ecc.). Altrettanto essenziale, dato che il fronte conflittuale passa all ’ interno delle diverse esperienze dello stesso individuo, è ri costruire a questo livello di complessità quelli che sono gli at teggiamenti dei lavoratori verso il lavoro e verso il non lavoro e come essi mutino con il mutare delle loro caratteristiche strut turali, dei loro percorsi e dei progetti complessivi di mutamento politico che, in epoche come queste, è possibile intrawedere. c. Come ultima osservazione consideriamo brevemente il problema della valutazione della professionalità in fabbrica. Secondo Edwards vi sono tre livelli di professionalità relativi
32 L. G allino , Il lavoro contestato, «Mondo Operaio», 11,1979. In questo numero sono presenti anche altri in terventi sul part-time e sulla contesta zione del lavoro che presentano a- spetti e spunti interessanti. 33 A. ACCORNERO, Il movimento o- peraio e l'ideologia del lavoro, «Il Mulino», n. 5, 1979. Su queste tema tiche uno dei casi più attualmente di battuti è quello del rifiuto del lavoro alla Fiat. Su questo punto ricordiamo il saggio di M. Berrà ed M. Revelli, La fabbrica negata, «Sapere» n. 821, 1979, e tutto il numero di «Inchiesta»
n. 44, 1980 che riporta gli atti del convegno tenuto a Torino sui giovani e vecchi operai alla Fiat organizzato da un gruppo di riviste di sinistra. Sempre alla Fiat in relazione agli at teggiamenti verso il lavoro c ’ è stata poi l ’ indagine organizzata dal PCI e su queste due diverse interpretazioni rinviamo al commento di F. Ciafaloni sempre sul numero di «Inchiesta» n. 44 prima ricordato.
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