Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
per tutta una serie di lavorazioni specializzate. La difficoltà di trovare giovani disponibili per questi due ti pi di posto di lavoro viene in genere ricondotta al facile slogan che «i giovani non hanno voglia di lavorare o che rifiutano il lavoro manuale» 41 . Il problema è invece molto più strutturale ed è importante esaminarlo in dettaglio. Per quanto riguarda la carenza di manodopera per lavori molto nocivi il problema è reale; la risposta non può però esse re quella di considerare la nocività come un dato ineluttabile ed ineliminabile o, al massimo, come un elemento che «dequalifi ca» il lavoro o che crea storture nella dinamica del mercato del lavoro; la risposta vera non può essere che quella di una modi fica reale dell ’ ambiente, delle condizioni di lavoro e dei livelli tecnologici perché è evidente che la salute non può essere mo netizzata e la soluzione non può essere quella di assumere nor dafricani. C ’ è infatti attualmente il rifiuto anche da parte di la voratori meridionali che hanno costituito fino ad ora, anche nella nostra regione, la maggioranza degli assunti in molti di questi reparti e settori più nocivi; e sulla nocività drammatica ad esempio, delle fonderie non ci possono essere dubbi, come è documentato dal recente convegno di Modena della FLM regio nale e dalle rilevazioni di casi di silicosi nelle fonderie di Carpi, Modena e Rimini. Per quanto riguarda il secondo punto (la carenza sul merca to del lavoro di alcuni tipi di operai specializzati) i dati attual mente disponibili non permettono di precisare l ’ entità del fe nomeno; ad una prima, sommaria valutazione esso si presenta come contradditorio anche rispetto alle analisi della stessa Con- findustria emiliana (basate su imprese per 110 mila addetti) che come indicato nelle tavole 19 e 20 ha assunto negli ultimi anni più lavoratori con bassa qualifica rispetto agli operai specializ zati e qualificati e più operai che non impiegati. In realtà occorre tener conto di una situazione molto com plessa e differenziata: un sistema di piccole e medie imprese con la frammentazione dei vari cicli produttivi, se da una parte (affrontando processi di standardizzazione del prodotto o delle componenti) dequalifica il lavoro dall ’ altra produce isole di specializzazione parziale molto consistenti che possono richiede re un tipo di professionalità specifica al singolo posto di lavoro (che difficilmente può essere fornita da una scuola anche rifor mata). Il fenomeno largamente denunciato dalle associazioni artigiane della «fuga» degli apprendisti dalle loro aziende verso fabbriche di maggiori dimensioni una volta divenuti operai qualificati avallerebbe questa interpretazione. D ’ altra parte questa situazione si correla con le scarse assun zioni di diplomati e laureati e, in generale, con un tipo di po litica industriale che, propria per la frammentazione del ciclo produttivo in piccole e piccolissime unità, tende ad avere consi stenti difficoltà nel progettare mutamenti qualitativi sia nel prodotto (attività di ricerca, marketing, progettazione, ecc.) sia
41 Su questo punto si vedano ad e sempio gli interventi di Luigi Bottazzi sulle richieste immense di mano d ’ o pera qualificata nella provincia di Reggio Emilia sulla rivista «Il Fiorino» e su «Scuola e Professione» n. 2, 1980.
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