Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
di forza-lavoro a scolarità medio-alta, che assieme all ’ influenza globale dei comportamenti operai nei confronti dei lavoratori del P.I. ha determinato una nuova composizione politica che è rimasta tuttavia ancora sostanzialmente al primo stadio della sua formazione. Gli elementi che si sono maggiormente sedimentati, alme no in alcune parti di lavoratori pubblici, vertono la democratiz zazione dell ’ attività sindacale e la trasformazione dell ’ organiz zazione e della qualità del lavoro. Su questi terreni non esistono ancora risultati di rilievo: basti pensare che CISL e UIL non ac cettano che l ’ assemblea nazionale dei quadri delegati decida sulle piattaforme contrattuali, o che non esistano i consigli uni tari dei delegati; o il fatto che non si siano sistematizzate le co noscenze dei modelli di prestazione professionale esistenti, che abbracciano un ventaglio amplissimo e irrazionale, dalla più semplice e tradizionale «manualità» fino al lavoro su macchine complesse. In alcuni comparti (INPS, Telefoni, Postelegrafoni ci) le ristrutturazioni tecnologiche sono ad uno stadio molto avanzato con l ’ introduzione dell ’ informatica, in altri non esiste neppure la fotocopiatrice (Ufficio del lavoro). Oppure vi sono strumenti sofisticati che non vengono usati (Ministero delle fi nanze). È un dato riconosciuto dallo stesso ministro Saverio Giannini. Ma c ’ è una ulteriore considerazione; non necessaria mente tecnologia avanzata e democrazia vanno di pari passo, né è garantita l ’ efficienza. Si pone anche nel P.I. la necessità di esercitare un controllo sindacale sugli investimenti in strutture fisiche e tecnologiche, perché ciò ha un riflesso nel rapporto tra centralizzazione/decentramento, produttività/occupazione. Una ricerca in Emilia-Romagna sull ’ uso dell ’ informatica e la produttività acquisita, il grado di integrazione tra i diversi flussi informativi, le potenzialità esistenti quanto a integrazio ne potrebbe contribuire alla definizione delle proposte di modi fica dell ’ organizzazione del lavoro, da parte del sindacato, e avere riflessi sul mercato del lavoro. Le lotte che hanno manifestato l ’ esistenza di una nuova composizione politica dei lavoratori del P.I. possono suggerire alcune analogie con quanto è avvenuto in questo decennio negli
stici. Per un ’ analisi più generale si rinvia al fondamentale testo di F. P ollock , Automazione, Einaudi. In particolare il capitolo Pubblica Am ministrazione da cui risulta che i cal colatori hanno avuto larga diffusione negli USA, Germania, Svizzera fin dai primi anni ’ 50.
8 Automazione e decentramento am ministrativo, «Quaderni dell ’ IRSTA», Bologna 1972, n. 3. Il volume, pub blicato nel 1972, contiene una delle riflessioni più sistematiche sul proble ma dell ’ automazione nel P.I. Risulta che l ’ Italia è uno dei paesi in cui ven gono maggiormente usati gli elabora tori, anche se con un sistema paralle lo e non integrato, il che produce sprechi altissimi. Nel settore delle municipalizzate gli elaboratori ven gono utilizzati per compiti che stanno tra la meccanizzazione seriale e la ela borazione integrata: ciò che prevale tuttavia è lo sfruttamento della mag giore velocità operativa, della più va sta memoria. In generale non si può affermare che la Pubblica ammini strazione sia contraria a una strategia dell ’ innovazione, solo che si compor ta in modo da non perderne il con trollo e attivare modelli neocentrali
114
Made with FlippingBook - Online catalogs