Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

del quadro, specie in una dimensione dinamica. Fra la fine de gli anni ’ 60 e quella degli anni 70, per l ’ istituto Centrale di Sta tistica, le variazioni percentuali della popolazione scolastica della regione secondo gli ordini di scuola (università esclusa) sono le seguenti: — scuola elementare — 1,2% — scuola media 4- 31,0% — scuole secondarie superiori 4- 60,0% Il significato pieno di queste cifre mi sembra venga messo in più chiara evidenza dal mutamento del rapporto fra i pesi re lativi dei diversi ordini scolastici. Ci si affacciava agli anni 70 con un numero di alunni delle elementari che rappresentava più del 53% della popolazione scolare complessiva. Al termine del decennio sono poco meno del 44%. Dei circa 10 punti percen tuali persi dalle elementari, meno di un terzo è «recuperato» dalla media, il resto dalle secondarie superiori che nell ’ anno scolastico 78-79 arrivano a coprire circa il 27% della popola zione scolastica regionale. Concorrono a spiegare tali movimenti cause diverse. Per quanto concerne le elementari predomina il dato demografico. Ancora la demografia unita al pieno dispiegarsi dell ’ obbligo scolastico dà conto dell ’ incremento della media. Del salto in avanti della scuola superiore sottolinerei non solo e non tanto gli aspetti della crisi. Vi è anche il riflesso, la conseguenza della rottura della barriera rappresentata dal carattere di classe della vecchia e defunta media. Non più solo il leggere e scrivere, ma la scuola in senso pieno finalmente di tutti! Una conquista i cui risvolti sulla psicologia di massa non si sono spesso valutati appieno. E così la sottolineatura, giusta ma troppo esclusiva, del legame, di certo reale, sviluppo dell ’ accesso alle superiori-crisi-disoccupazione, ha rischiato di impoverire, invece che di arricchire, l ’ analisi del fenomeno. A me sembra che oggi di fronte ai segni dell ’ avvio di una tendenza al decremento del tasso di passaggio alle superiori — tutto dominato dagli effetti pratici sulle coscienze della crisi — occorre recuperare in pieno un ’ ottica più ricca e al tempo stesso più consapevole, che renda il rapporto acculturazione prospettive occupazionali meno subalterno ai miti della pro mozione sociale. In quest ’ ambito essenziale può essere un ri pensamento profondo dell ’ esperienza delle 150 ore tale da far loro esplicare fino in fondo nella scuola e verso la scuola le loro potenzialità, a tutt ’ oggi pressoché inespresse, di nuovo modo di intendere e vivere l ’ istruzione. Il decennio 70 si apre con la presenza di una sola fonte di messaggi radiotelevisivi. Si chiude con una moltitudine di se gnali vaganti in quel /tfr west extralegale che è oggi l ’ etere ita liano. Il quadro è in continuo movimento. Appena pronunciato, un dato è già obsoleto. Alcuni mesi orsono un ’ indagine RAI da va per viventi nel territorio regionale 30 emittenti televisive e 139 radio. A queste, come ci insegna l ’ esperienza quotidiana, andrebbero aggiunte quelle emittenti che pur trasmettendo da altre regioni o dall ’ estero riescono a far arrivare il loro segnale in Emilia-Romagna. La regione ha avviato un ’ indagine per ave re un quadro del sistema radiotelevisivo regionale. Si è dovuto, e voluto, compilare un indirizzario per poter prendere contatto

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