Problemi della transizione 1980
Realtà culturale e senso comune
diretto con tutti i protagonisti. Risultato (siamo al luglio 1979): 55 televisioni e 310 radio. Gli inchiestatori, che stanno tutt ’ ora lavorando, hanno verificato una notevole disparità tra sigle ed indirizzi e realtà operanti. Un ’ ipotesi ragionevole, allo stato attuale delle cose, è che il sistema dell ’ emittenza in Emi lia-Romagna sia formato da circa 40 televisioni e 200 radio. Le potenzialità di sviluppo culturale di massa di questi processi sono state e sono corrose, spesso annullate, da politi che la cui responsabilità, in diversa misura, si è tentata di celare dietro gli effetti della crisi. Realtà corposa e drammatica che avrebbe semmai dovuto produrre il moltiplicarsi degli sforzi per fare esprimere a questi decisivi momenti di informazione di un giudizio e di una coscienza comuni tutta la loro carica po tenziale di sviluppo delle conoscenze, dello spirito critico, della consapevolezza sociale e civile. Si è teso invece ad usarli quali strumenti di contenimento e pure di rovesciamento delle spinte del paese o addirittura — è il caso del voluto sfascio in cui si è gettata la scuola — quale terreno di diretta cultura della disgre gazione sociale. Il disegno è riuscito solo in parte, ma di certo non è ancora battuto. E una responsabilità che va intera alle classi e ai partiti che hanno detenuto effettivamente fino ad oggi il potere politico, innanzitutto alla Democrazia cristiana. Ciò che non toglie né che contributi importanti, di idee e di lotta, siano venuti e ven galo pure da aree culturali e politiche diverse dal movimento operaio, né che non vi siano state insufficienze ed errori da par te nostra. Che ruolo, ad es., ha giocato la relativa separatezza che permane nel nostro lavoro fra politica culturale, politica scolastica, politica — come si usa dire — dell ’ informazione? E ovvio, ma va detto a scanso di equivoci, che ci sono specificità non cancellabili. Il quesito che va posto, e proposto alla discus sione, è se queste specificità abbiano saputo ricondurre ad un disegno unitario, non a parole ma nei fatti: oltre le giuste deci sioni organizzative, nell ’ impegno che andavamo chiedendo alle forze intellettuali, nelle scelte che giorno per giorno andavamo compiendo. Ma questo ed altri quesiti autocritici non possono oscura re in alcun modo la responsabilità, che va ribadita senza esita zione alcuna, delle forze di governo, della DC in particolare. Prima di tutto per le mancate riforme legislative, ma non solo per questo. Quella responsabilità è esaltata dal dominio reale e com plessivo da esse esercitato nel corpo vivente di questi gangli vi tali, anche dopo che sono saltate, lungo gli anni ’ 70, le forme più rozze e odiose di discriminazione. La nostra regione non sfuggiva e non sfugge a questa real tà,di fatto. Esemplare è la storia, mai scritta, del successivo de potenziamento e annullamento di un qualsiasi ruolo nella più completa separazione dalla realtà in cui è immersa della sede regionale RAI, in cui solo dopo la riforma qualcosa si è messo faticosamente in moto. Il mondo più articolato, complesso, variegato della scuola nonostante tutti gli sforzi non poteva essere ferreamente con trollato come l ’ azienda RAI. Per quanto si volesse fare della sua separatezza l ’ asse portante del suo modo di essere, la scuola vi ve del e nel sociale. Che vi si riflette in modo del tutto distorto
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