Problemi della transizione 1980

Realtà culturale e senso comune

espressione della cultura di sinistra (il Brancati de «La Nuova Italia» e il Paolucci della «Zanichelli») troviamo che in Italia rappresentano poco più dell ’ 11% delle adozioni complessive di storia della media dell ’ obbligo, mentre in Emilia superano il 14%. E un dato contrastante con quelli sin qui visti, di certo positivo. Ed è una conferma e uno stimolo a non sottovalutare il ruolo di tutti e di ogni centro di produzione culturale posto nel territorio. E indubbio infatti che in quello scarto positivo giochi il peso nella regione della Zanichelli, come i dati dimo strano senza possibilità di equivoci. Mentre il Paolucci su scala nazionale copre circa il 4,5% delle adozioni superato di buoni due punti dal Brancati, in Emilia la situazione è così rovesciata che il Brancati ha un ’ area di diffusione di poco più della metà del Paolucci. Non sono novità. Semmai è da chiedersi quale sia il moti vo della loro scarsa presenza nel nostro dibattito e nella nostra discussione. Anche perché sono realtà palesi sotto gli occhi di tutti. E seppure elementi come quelli testé citati fossero stati er roneamente intesi come «curiosità», per gli addetti ai lavori, c ’ è un ’ altra spia che avrebbe dovuto imporli all ’ attenzione di tutto il movimento. Secondo i dati forniti dalla sezione centrale di organizza zione del partito in occasione degli ultimi due congressi nazio nali/l ’ incidenza percentuale sul totale degli iscritti della voce «intellettuali, insegnanti, liberi professionisti» era in Emilia- Romagna dello 0,53% nel 71, dello 0,77% nel 73, dell ’ 1,24% nel 75, dell ’ l ,2 nel 77. Per avere un quadro più preciso della presenza di chi svol ge un lavoro intellettuale nella composizione sociale del PCI si possono accorpare «intellettuali, insegnanti, etc.» e «impiegati e tecnici». Ne emerge per l ’ Emilia-Romagna il seguente profilo: 1971: 3,53%; 1973: 4,51%; 1975: 6,76%; 1977: 7,12%. Negli stessi anni la media nazionale è: 1971: 4,31%; 1973: 5,65%; 1975: 8,65%; 1977: 8,26%. Il che significa uno scarto negativo compreso fra un mini mo del 13,8% nel 77 e un massimo del 21,84% nel 75. Se consideriamo la sola categoria statistica degli «intellettuali, in segnanti, etc.» la divaricazione si fa assai più pesante a sfavore della nostra regione: oscilla tra un minimo del 44,79% (1971) e un massimo (1977) del 48,71%. Per il 1977 — e merita forse sottolineare che sono cifre del febbraio di quell ’ anno — per il 77, dunque, abbiamo, sebbene in modo abbastanza approssi mato, una ulteriore scomposizione dei dati con lo scorporo, nella classificazione, dei liberi professionisti. Non è indebito, mi pare, ipotizzare che la stragrande maggioranza, la quasi to talità di «insegnanti e intellettuali» debba essere «attribuita» al mondo della scuola. La divaricazione resta superiore al 43% e sale quasi al 47% se si considerano insieme studenti, insegnanti e intellettuali. La lettura di questi dati, e delle loro oscillazioni, sarebbe

2 II ricorso a fonti nazionali è neces sario per la comprensibilità dei dati. Il quadro, per quel che concerne la regione nell ’ ultimo periodo, è sostan zialmente confermato dall ’ opuscolo a cura di F. A nderlini e A. M arzoc chi , edito dal Comitato Regionale

del PCI dell ’ E.R., Il partito in Emilia- Romagna verso il XV Congresso, Bo logna 1979.

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