Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

no effetti di uno sviluppo rapido e tumultuoso di una società in cui il movimento operaio, e un movimento operaio dai caratte ri peculiari come quello italiano, le lotte da esso condotte, le al leanze che ha saputo intessere, le forme organizzative cui ha dato vita, i valori che lo animano sono parte integrante. Il loro segno è ovunque, tanto più in una realtà come quella emiliana. Cosa significa nel modo di affrontare i problemi culturali e più in generale di intendere e affrontare la vita degli abitanti di questa regione la presenza di una grande forza organizzata co me il PCI, per tanta parte erede della grande tradizione sociali sta? Nel mare delle suggestioni che propone un quesito di tal genere ne sceglierò solo alcune. E del tutto casuale che uno dei grandi canali di penetrazio ne della cultura americana (con le sue luci, le sue ombre) si svi luppi nel dopoguerra proprio qui? Naturalmente si può rischia re il grottesco cedendo alla tentazione dello schematismo. In una esperienza come quella de «Il Mulino» convergono mille fili, non ultima la qualità di alcuni dei suoi uomini. Non avrei però dubbio alcuno a interpretare il crescere e il procedere di quell ’ esperienza anche come espressione della coscienza di un gruppo di intellettuali della inanità delle vecchie armi con cettuali della borghesia a comprendere (e combattere) un feno meno così vasto e complicato come il radicamento di massa del movimento operaio in Emilia. Così quel punto alto dello scon tro di classe che è l ’ Emilia-Romagna diviene pure critica inter na alla arretratezza culturale della borghesia regionale e nazio nale, momento anche di battaglia all ’ interno del blocco domi nante per l ’ adeguamento di strutture inadatte ad uno sviluppo moderno. Solo questo carattere complesso e in parte contrad dittorio della vicenda della esperienza editoriale autoctona più significativa che l ’ Emilia dà alla luce nel secondo dopoguerra (la «Zanichelli» nasce molto prima e si trasforma originaria mente sulla base di un progetto e attraverso l ’ azione di un grup po dirigente esterno alla regione; «Pratiche» è di grande inte resse ma ancora troppo recente per poter essere definita con sufficienti elementi di giudizio) permette di leggerne con sicu rezza la storia e offre qualche spunto per poterne ipotizzare gli sviluppi. Vuole un luogo comune che la ricerca marxista italiana non registri significativi contributi emiliani di uomini legati a questa esperienza che sarebbe tutta pratica. Non mi sentirei di riprendere semplicemente l ’ argomentazione, pur giusta ma tan to usata da stemperarsi a sua volta nel luogo comune, della cul tura amministrativa e delle riforme che la forza politica dirigen te in questa regione ha prodotto. Un grande fatto culturale in dubbiamente, ma non esiterei a dire che in realtà su alcuni ter reni, ad es., quello della storiografia, dell ’ applicazione alla sto ria del peculiare marxismo italiano del PCI, sono venuti contri buti importanti. Il nodo semmai è chiedersi quanto di questo lavoro si sia trasfuso poi nella coscienza di sé del movimento e in capacità di riflettere sotto un ’ ottica strategica sulle esperien ze che si andavano compiendo, quello appunto che Togliatti rimproverava agli emiliani di essere scarsamente impegnati a fare. Un giudizio lontano, in parte superato ma che non si può dire completamente inattuale.

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