Problemi della transizione 1980

Realtà culturale e senso comune

C ’ è un problema, lo si ripete sempre più spesso, di adegua mento culturale. L ’ accento è posto via via, e spesso in modo in consapevolmente contrapposto, sulla cultura della trasforma zione o sulla cultura di governo. Mi sembra che una approfon dita rilettura di Gramsci chiarirebbe bene che una forza rivolu zionaria come la nostra ha lavorato da lungo tempo e tende a lavorare in una direzione — se mi è permesso una formula — di governo per la trasformazione e di governo della trasforma zione. Il richiamo alla tradizione è volutamente, se si vuole, pole mico per sottolineare un problema, che ci sta dinnanzi quoti dianamente. Il rischio vero, perché non porterebbe ad alcun ri sultato, è l ’ inseguimento, l ’ ammiccamento, la sovrapposizione di strati che rimarrebbero puramente sovrapposti e incomuni canti. C ’ è un nodo che almeno la mia mente si propone di conti nuo: da dove origina un certo irrigidimento, un certo fissarci in schemi scolastici di un marxismo creativo come quello italiano. La risposta va dalla, come si dice oggi, «forma-partito», alla realtà politica in cui la battaglia delle idee si è sviluppata, alla lettura, potremmo dire, letterale di un materiale che andava sondato in profondità. Una certa distorsione «statalista», che anche di recente il coippagno Ingrao denunciava come uno dei limiti della cultura del movimento operaio, ha contribuito — a me pare — a farci cogliere, ad es., la dimensione «pubblica» del privato, a farci (al limite) pensare che al di là del «servizio» esistesse un terreno (quello appunto del «personale») alla soglia del quale la politi ca dovesse in qualche modo fermarsi. Basterebbe analizzare con attenzione un libriccino appa rentemente stravagante e curioso di qualche anno addietro che registra i nomi dei bolognesi (e non ricordo più quale esatta da ta) per intendere come le scelte ideali e politiche abbiano inciso e incidano sul costume. È indubbio però che solo parzialmente e in modo non corrispondente all ’ evolversi non solo dei tempi ma del carattere del partito questa problematica sia stata as sunta dalla nostra iniziativa politica e culturale. Per discreta parte il senso comune medio del e nel partito si è fermato ad una morale, ad un sistema di valori e comporta menti elaborati per il partito di quadri. Ma se questa osserva zione critica va fatta bisogna intanto dimensionarla in modo preciso e non assolutizzarla e intendere poi il perché profondo di una certa, per così dire, «cautela». Nella distorsione del non avventurarsi su di un dato terreno, assieme a rigidità culturali, si esprimevano elementi positivi di una linea che abbiamo riaf fermato e continuiamo ad affermare: il rispetto senza riserve per i modi di vita di ognuno accompagnato dalla scelta che compito precipuo dell ’ istituzione pubblica sia creare le condi zioni obiettive per l ’ avanzamento di processi essenziali per muoversi verso una società di liberi non sfruttati. Senza questa opzione di fondo non si capirebbero, ad es., alcuni elementi ba silari della condizione delle donne emiliane in cui, con la pro gressiva indipendenza economica, si coniuga quel grande feno meno culturale che è l ’ alta partecipazione alla organizzazione e alla vita politica, riflessa con grande evidenza nella composi zione del partito. Un solo dato che si commenta da sé: se nel

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