Problemi della transizione 1980
Realtà culturale e senso comune
Si profila uno steminato orizzonte di ricerca e di battaglia ideale che per quanto ci concerne vedrei strettamente connesso ad uno scavo su di una esperienza storica che, mentre mette in moto quel germe di visione antogonistica alla frantumazione sociale che il giovane sente pesare, fino alla disperazione, su di sé, non deprime — a partire dal piano dell ’ iniziativa economica — lo sviluppo della capacità e degli spazi individuali. Si tratta in sostanza di mettere a fuoco in modo nuovo e più approfon dito il complesso della nostra concreta esperienza, di determi nare un campo ampio e molteplice di lavoro e pure di battaglia, di chiamare — e se è necessario di obbligare — gli altri a misu randosi, consapevoli che se il terreno è quello giusto nonché tutti gli apporti anche gli attacchi sono fecondi. Non penso ad una chiusa meditazione di dotti, mi pare che solo una azione che coniughi rigore di analisi al coinvolgimento di tutti, che determini un rinnovato e nuovo apporto intéllet- tuali-masse possa essere fecondo. Se così è, luoghi privilegiati di questa ricerca-confronto-azione trasformatrice, assieme alle istituzioni culturali in senso stretto, sono la scuola, le universi tà, i mass-media. La terza rete televisiva e il complesso sistema dell ’ emittenza regionale via etere possono essere e sono una grande occasione. Se ben gestita questa possibilità può contri buire, tra l ’ altro (ma non è un fatto per nulla secondario), a cambiare il rapporto emittenza-utenza, a mutare il temuto mo- loch in ineguagliabile occasione di promozione culturale. 4. Riaffiora, quasi impercettibilmente, l ’ antica parola d ’ ordine dell ’ elevamento culturale delle masse. E un compito permanente, irrinunciabile dell ’ azione del movimento operaio organizzato. Corrisponde a uno dei suoi caratteri costitutivi che si è tradotto nel senso comune delle masse in bisogno di cultura, in bisogni culturali. Ancora una volta le nude cifre parlano da sé. Secondo l ’ ISTAT, l ’ Emilia-Romagna è la regione in cui, dopo la Valle d ’ Aosta, si spende di più prò capite quanto alle «spese del pub blico per spettacoli e manifestazioni varie». La spesa per questa voce dell ’ Emilia-Romagna, che ha una popolazione pari al 7% della popolazione nazionale, ammonta a più del 12% del totale nazionale e ogni emiliano sembra destinare a tale tipo di spesa il 73% in più dell ’ italiano medio e poco più del 44% in più di quanto non stanzino allo stesso scopo gli abitanti del centro- nord. La cautela è d ’ obbligo. In realtà i dati debbono essere de purati dal peso, non indifferente, dei turisti. Non a caso, se consideriamo la distribuzione percentuale della spesa fra i vari tipi di spettacoli e manifestazioni, troviamo che l ’ Emilia ha un significativo scarto positivo rispetto alla media nazionale pro prio per quanto concerne il ballo e le orchestre. Una grande passione regionale, certo, ma anche il divertimento tipico delle serate estive sulla costa. Del resto la conferma a tale osservazio ne viene proprio dalla Valle d ’ Aosta il cui primato è sostanziato
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