Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
da un 65,3% della spesa totale per spettacoli e manifestazioni dedicati appunto a balli e orchestre. Anche imputando surretiziamente questo tipo di spesa per intero a turisti non residenti nella regione, la spesa prò capite emiliana per spettacoli e manifestazioni resterebbe ancora se conda solo a Valle d ’ Aosta e Toscana, altra regione con forte presenza turistica. La propensione al consumo culturale degli emiliani non può essere analizzata partitamente. Qualche tratto può essere tuttavia delineato. Si profila uno scenario ricco e articolato. L ’ ultimo anno per cui si hanno dati analitici comparabili per tutto il territorio nazionale, il 1975, vede l ’ Emilia con le sue 5.032 rappresenta zioni teatrali di ogni tipo (dalla prosa al varietà passando per la lirica, il balletto, i burattini, etc.); l ’ affluenza di pubblico (cal colata sui biglietti venduti) di ben 1 milione e 886 mila unità; la media di 370 spettatori (paganti) per rappresentazione, porsi nel gruppo di testa delle regioni italiane. Dopo Lazio, Lombar dia e Toscana per numero di rappresentazioni e di biglietti ven duti; dopo Venezia Giulia, Veneto, Liguria e Piemonte per nu mero di spettatori per rappresentazione. Sono, ripeto, dati uti lizzati per la loro raffrontabilità con la situazione nazionale e con quella delle altre regioni. Non offrono infatti il quadro pre ciso della situazione odierna. La realtà è in rapido movimento. Secondo il materiale raccolto ed elaborato dal Centro di docu mentazione dell ’ ATER le attività teatrali e musicali nei soli tea tri e centri a gestione pubblica dell ’ Emilia-Romagna ha visto nella stagione ’ 78- ’ 79 svolgersi 2.123 recite con un incremento, sulla stagione precedente, del 26,21%, seguite da 982.205 spettatori, il 25,21% in più dell ’ anno ’ 77- ’ 78, pari ad una me dia di spettatori per spettacolo di 462 unità, in leggero decre mento rispetto all ’ anno prima ma che dimostra, mi sembra, una tendenza di medio periodo positiva. Non vorrei dilungarmi in troppe riflessioni, ma non si può passare sotto silenzio che la possibilità-capacità di espandere la fruizione teatrale è stata largamente determinata in questa re gione — priva di centri di produzione frutto della «spontanei tà » del mercato — da precise scelte politiche per cui si sono co niugati un ampio ventaglio di offerta con prezzi accessibili ed una visione che non privilegia solo e tanto il grande centro ur bano e la grande struttura teatrale, ma proietta l ’ attività nei quartieri e nel territorio. Ancora un esempio: sulle 1.027 rap presentazioni di prosa che nell ’ anno ’ 78- ’ 79 si sono avute nei teatri e nei centri a gestione pubblica dell ’ Emilia-Romagna 700, pari al 68,15%, si sono tenute negli 8 capoluoghi di pro vincia e 327, il 31,85%, in centri non capoluogo di provincia. Andando ad osservare i dati da vicino si vede come le situazioni siano differenziate. E ovvio che un polo come Bologna conti nua, nel suo territorio provinciale, ad avere un peso preponde rante. Ma ecco che qui vediamo la forza di una linea tendente a creare un tessuto teatrale urbano estremamente articolato. Né si deve mai dimenticare la particolarità della struttura policen trica emiliana, per cui non solo a livello regionale ma pure a quello provinciale si ha una realtà che si bilancia. Tipico, ad es., è il caso della provincia di Forlì, in cui Cesena e Rimini hanno sotto diversi aspetti peso eguale o superiore al capoluo
134
Made with FlippingBook - Online catalogs