Problemi della transizione 1980

Realtà culturale e senso comune

go. Ciò che contribuisce a spiegare come mai in questa provin cia l ’ attività teatrale si concentri per quasi l ’ 85% in centri diver si dal capoluogo. Detto questo, non si può non vedere una scel ta tendenziale che fa parte di una più generale visione di volon tà di equilibrio e riequilibrio del territorio. Fra le varie parti della regione, ma pure della regione all ’ interno della realtà na zionale. Lo sviluppo della fruizione teatrale è infatti una delle premesse essenziali per una produzione teatrale regionale, che va via via potenziandosi. Pure per quanto concerne la fruizione di beni culturali di versi dallo spettacolo la propensione emiliano-romagnola al lo ro consumo risulta alta, se la si osserva in modo non piatto. Se condo la Carta della diffusione del quotidiano in Italia pubbli cata da «Il Sole - 24 Ore» lo scorso anno ma che fotografa la si tuazione al 1976, l ’ acquisto dei quotidiani in Emilia-Romagna era superiore di circa il 32% alla media nazionale, ciò che tut tavia non collocava l ’ Emilia-Romagna che all ’ ottavo posto fra le regioni italiane, superata da tutto il Nord nonché dal Lazio, la cui performance è ovviamente determinata dall ’ area metro politana romana. La disaggregazione provinciale dei dati è in teressante per definire la presenza di forti squilibri che non pos sono essere appiattiti solo sui dati strutturali. Altrimenti non si capirebbe perché Modena, ad es., si collochi al di sotto di Forlì o di Piacenza con uno scarto nel primo caso di poco più del 3% in meno, nel secondo del 27,4% sempre in meno. La presenza di un giornale locale stimola la lettura: Parma è quarta in Italia per il numero dei giornali acquistati dopo Genova, Trieste, Sa vona e il 59% dei quotidiani venduti sono rappresentati dalla «Gazzetta di Parma». Analogo è il discorso per Piacenza, che si colloca al quattordicesimo posto in Italia e in cui «La Libertà» copre al 58,9% il mercato locale. Anche per Bologna, quinta nel paese, può valere la stessa analisi con un «Carlino» che ha saldamente in mano più della metà del mercato. Il quotidiano, per quanto indice essenziale, non copre che una parte del problema «lettura». Occorrerebbe indagare il mercato librario, in gran parte sconosciuto, e analizzare la fre quenza alle biblioteche, il numero e il tipo delle letture. Si pensi solo al significato e al peso nel «consumo» librario approfondi tamente inteso rappresentato da una realtà come il Consorzio Provinciale di Pubblica Lettura di Bologna. Ma anche ferman doci al nodo lettura-informazione politica, quindi parte della cultura politica di massa, la situazione fin qui delineata è assai parziale, ciò che non significa sottovalutarne gli aspetti negativi su cui occorrerà lavorare a fondo. In realtà la contraddizione che si esprime fra relativamente scarsa lettura di organi di informazione, innanzitutto politica, e altissima politicizzazione della regione — di cui la trama or ganizzativa complessiva è uno degli aspetti di fondo — non può essere sottaciuta, e anzi deve essere proposta all ’ attenzione del dibattito. Sottolineato questo, va pure detto però che il quadro reale è abbastanza diverso da quello che appare di primo acchi to. Ad es., la posizione reciproca fra Piemonte ed Emilia- Romagna si inverte, a favore dell ’ Emilia-Romagna, se non con sideriamo il rapporto giornali venduti-abitanti o lettori poten ziali ma, più correttamente, quello tra copie di quotidiani ven duti e numero delle famiglie. Ed ancora: strumento, occasione

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