Problemi della transizione 1980

Realtà culturale e senso comune

pur nell ’ ambito — è inevitabile — di quella fondamentale co strizione che viene dalla pre-selezione dei prodotti da parte dei padroni del mercato, produttori e distributori. Corretta par zialmente, nell ’ ambito dei mezzi disponibili, dall ’ azione pubbli ca locale, con risultati non trascurabili, di cui occorre far teso ro per renderla sempre più incisiva. E poi il filo che corre fra questo consumo di massa e una grande cultura cinematografi ca, su cui qualsiasi cenno sarebbe ad un tempo insufficiente e ridondante. 5. Evocare la grande cultura cinematografica emiliana è innanzitutto evocare l ’ emigrazione intellettuale emiliano-roma gnola, scontrarsi quindi con le regioni della geografia dell ’ indu stria culturale. E un terreno complesso: per ora la crisi non sembra avere mutato essenzialmente i contorni di quella geo grafia, se non nel senso di un ulteriore accentramento di fatto, almeno nel settore editoriale, verso i poli più forti, Milano in nanzitutto. Le vicende dell ’ editoria toscana, ma anche di parte di quella emiliana — «Guanda», «Cappelli», «Il Mulino» — sembrano una conferma irrefutabile di tale processo. D ’ altra parte l ’ effetto di una perdita di controllo totale o parziale di al cune strutture editoriali da parte di forze economiche regionali non sembra essere stata la depressione delle forze intellettuali locali. Anzi, per quanto un ragionamento di questo tipo può valere per imprese a dimensione economica nazionale. Se è ve ro, come è verificabile, che l ’ immissione di capitali extra-regio nali per l ’ esaurimento delle capacità di iniziativa o la cattiva ge stione di alcune imprese, o per i problemi connessi allo svilup po di altre ha consolidato e forse ampliato il rapporto (ovvia mente non esclusivo) con le forze intellettuali locali, il quesito da porsi e la risposta da dare è quale sia il significato di tale fat to. Vi convergono, mi pare, elementi oggettivi ed elementi soggettivi. Fra i primi richiamerei con un solo cenno la struttu ra del mercato librario italiano e quel che in esso rappresenta una regione con quattro atenei, di cui uno delle dimensioni di quello bolognese. Per i secondi è forse bene spendere qualche parola in più. In modi più o meno sottili si è teso e si tende a dare della cultura emiliana una immagine di grigiore. Il quadro risente molto di un ’ ottica tradizionale di stampo idealistico per cui del panorama culturale non fa mai parte la cultura scientifica. Ed anche di quella umanistica prevalgono alcuni settori. Oggi, poi, la persistente, nonostante tutti gli ammodernamenti, pre valenza di quest ’ ottica si combina con l ’ accentuarsi del caratte re di merce del prodotto culturale e quindi con tutto il peso pubblicitario dell ’ intervento del mass-media. Tralasciamo le tentazioni polemiche. Questa immagine è veritiera? A me francamente non sembra e a guardare i fatti non regge. E piuttosto la proiezione verso l ’ oggi di una immagi ne ormai sbiadita nel tempo. Frutto di una situazione non tanto «contadina», come è stato detto, quanto della difesa di una vi sione — per usare un termine in disuso — da «agraria». Il rap porto corretto con la realtà non può essere instaurato negli

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