Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

astratti termini strutturali della prevalenza dell ’ economia agri cola o di quella industriale, bensì in quelli dello scontro politico di classe. Badando bene tuttavia a non cadere, magari in nome della crisi del marxismo, in schematismi che sono tutto somma to delle caricature di analisi marxista. Ma dalla quella situazione — emblematicamente rappre sentata dal clima medio della Facoltà di Lettere di Bologna fin dall ’ inizio degli anni ’ 60 — molta acqua è passata sotto i ponti. Vi hanno contribuito fattori molteplici. Il ’ 68 è stato una scossa importante che si è innestata su una situazione articolata e in movimento. Allo svecchiamento culturale rappresentato dalla «cultura americana» de «Il Mulino», che andava consolidando le sue strutture industriali, si affiancava e intersecava il rinno vamento della cultura cattolica animata dal magistero ecclesia le di Lercaro e dalla presenza decisiva di Dossetti, la cui rifles sione e il cui influsso su gruppi di cattolici emiliani risale all ’ im- mediato dopoguerra, anzi già al periodo resistenziale. Dal filo ne di «Officina» e da altre grosse esperienze ben più antiche de gli anni ’ 70 — penso a «Il Verri» — sgorgavano gruppi intellet tuali vivaci e attenti alla produzione culturale più avanzata in Europa e nel mondo. Lo stesso mondo dell ’ «agraria» sviluppa va una sua linea moderna con la «Calderini». La creazione — e la sua ubicazione territoriale non credo sia fortuita — di un centro come la «John Hopkins» non è stata ancora oggetto di sufficiente attenzione volta a comprenderne gli effetti sulla real tà culturale bolognese. Né si è a sufficienza fermata l ’ attenzione sul contributo dato al clima culturale generale della regione dalla presenza di una fortissima e assai qualificata rete di strut ture e competenze scientifiche che hanno pure tutta una serie di «riflessi» esterni nel rapporto, magari polemico, con veri e pro pri movimenti associativi di massa. Penso, ad es., al campo dell ’ astronomia e non solo a quel curioso e interessante movi mento che sono gli astrofoli, ma al lavoro di collegamento con la scuola dell ’ istituto di Astronomia dell ’ università di Bologna, ad alcuni dei cui membri si deve pure una spinta essenziale per la realizzazione della mostra — un esempio di lavoro interdisci plinare — sui materiali dell ’ istituto delle Scienze. Si potrebbe ricordare ancora il rapporto di collaborazione fra Enti locali e Università nei settori dell ’ agricoltura, della sa nità, dell ’ urbanistica, della programmazione economica, del riassetto territoriale, della tutela del patrimonio naturale. Un tessuto di esperienze non sufficientemente valutato ed analizza to, che va ampliato ed approfondito, oltre i risultati concreti conseguiti, come momento emblematico di un coinvolgimento effettivo delle forze intellettuali e della ricerca nel governo del territorio. L ’ immagine di quanto è vivace nella cultura emiliana viene racchiusa spesso in pochi nomi e testate: Arcangeli, «Officina», «Il Verri», «Quaderni Piacentini». Ma il quadro è ben più articolato e molteplice. Qualche esempio: il grande ac cumulo di ricerca e risultati nelle Biennali d ’ arte antica, sfocia to oggi in quel progetto di grandissimo rilievo che è il «Sette cento emiliano»; la ricerca linguistica, «Lingua e Stile», il coa gulo di suggestioni e risultati di ricerca di storia e critica lettera ria; la vitalità che continua ad avere «Il Mulino» rivista; un la vorio storiografico che si articola su terreni vasti e modernissi

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