Problemi della transizione 1980
Realtà culturale e senso comune
mi anche se continua forse a prevalere quantitativamente una storiografia tradizionale; l ’ affermarsi di una cultura economica moderna; il giuslavorismo bolognese; la grande elaborazione intorno alla conservazione e al recupero dei centri storici e più in generale sui beni culturali; il deposito di elaborazione e di esperienze didattiche specie per quanto concerne la scuola dell ’ infanzia. E si potrebbe proseguire a lungo. Certo non man cano le ombre, le zone buie. Nessun trionfalismo dunque, solo un quadro equilibrato anche ad uso di certi strabici democri stiani. La crescita della società, le tensioni che produce sono deci sive. Ma è possibile vedere questa crescita e queste tensioni se parate dalla presenza del movimento operaio e dalla sua azione di governo regionale e locale? Qualcuno ci attribuisce una volontà di ecumenismo ad- dormentatore. Chi può negare errori? Ma il problema è chie dersi se sia proprio o meno dell ’ azione pubblica garantire il massimo di articolazione plurale possibile, senza evidentemen te cadere nell ’ agnosticismo. Molti problemi sono certo irrisolti ma — a stare ai fatti — ci si è mossi, mi sembra, lungo una linea che ha teso nel con tempo ad alleggerire la morsa della presa dell ’ industria cultura le con la creazione, ad es., di strutture pubbliche in cui potesse realizzarsi la capacità di lavoro intellettuale e a favorire l ’ avan zare di una multiforme cultura moderna. Se mi permettete mi riferirò, per esemplificare, ad un caso che mi è familiare professionalmente. E appunto un tipo di in tervento volto a favorire lo sviluppo di una cultura e di una ri cerca storica moderna, la recente mostra del materiale tecnico scientifico dell ’ «Aldini-Valeriani», inizio di uno scavo, di un lavoro e di interventi anche urbanistici (il progetto relativo al canale Navile è connesso anche a questa attività) più vasti e ap profonditi. Il problema più arduo — acutizzato dalla crisi e dall ’ espandersi della disoccupazione intellettuale giovanile — è quello di conservare (in una visione aperta e non certo ridicol mente autarchica) e sviluppare il massimo delle forze intellet tuali. Debbo assai sinceramente dire che la proposta avanzata nel convegno «Progetto socialista e Modello emiliano» per cui — cito testualmente — «una grande possibilità alternativa, ri spetto al carrozzone statale della scuola e alla fiacca industria culturale privata, potrebbe essere data dal sorgere di una rete capillare di centri e istituzioni per la conservazione e per l ’ ani mazione nell ’ ambito dei beni culturali e delle arti» 3, sia pur giu sta e da recepire, mi sembra molto riduttiva e parziale rispetto ai compiti che ci stanno di fronte. Credo intanto che sia un lusso inammissibile per la sinistra regalare la scuola alla subcultura. E necessaria invece una azio ne larga e profonda per dare piena dignità culturale all ’ insegna mento. Occorre invertire totalmente la rotta impressa dai go 3 R. B arilli - L. C olombari - A.
E miliani , La cultura in Emilia tra tradizione e dissenso, «I Quaderni de ’ La Squilla», n. 14-15 (maggio-giu gno 1979), p. 9.
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