Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

verni — diretti dalla DC — fin qui succedutisi. Non si tratta af fatto dell ’ «aggiornamento» tradizionalmente inteso, che pure è una attività da proseguire in modo veramente efficace. Il tema attorno a cui lavorare a me sembra sia la messa in opera di tut ta una serie di iniziative e di strutture per cui l ’ insegnante diven ga produttore di cultura e la scuola luogo di ricerca. E un pro cesso che non può essere demandato né esaurirsi nelle leggi di riforma, necessarie e per le quali bisogna continuare a battersi allargando il più possibile il fronte. C ’ è, penso, un vastissimo campo di stimolo, organizzazione, iniziativa dei poteri locali in accordo con le strutture del mondo della scuola. È vero che l ’ industria culturale ed in particolare l ’ editoria libraria italiana è accentrata su pochissimi poli. Nel ’ 77 Lom bardia e Piemonte da sole coprivano il 78% della tiratura, 67,65% dei titoli prodotti dalla cosiddetta «varia», nonché il 74,23% di tiratura e poco più del 73,5% dei titoli «scolastici» (università esclusa). Con una netta preminenza lombarda: nel lo scolastico il rapporto tra Lombardia e Piemonte è di circa 2 a 1 e ancor più favorevole alla Lombardia nella «varia». Detto questo, e senza illusioni di rovesciare almeno in tem pi brevi tale situazione di fatto, non credo utopico pensare alla possibilità di decelerare una tendenza, di porre le basi di un lungo lavoro di riequilibrio. È necessario pensare ad una azio ne politica, non assistenziale, ma di grande respiro e che sappia coinvolgere in modo ampio e secondo alcune linee comuni gli intellettuali, è necessario — dunque — pensare a una azione politica non assistenziale che consolidi e sviluppi l ’ editoria emi liana che, soprattutto nello scolastico, ha una base non gracile con il suo 11,35% dei titoli e l ’ 8,5% di tiratura. Un buon punto di partenza per una riflessione seria su questo tema mi pare possa essere il quadro delineato da un im portante editore scolastico regionale sulle ragioni della presen za di una robusta e seria editoria scolastica in Emilia: «1. la centralità geografica (...); 2. la ricchezza delle tradizioni cultu rali e della vita universitaria (si pensi ad esempio al Seminario didattico della Facoltà di Scienze); 3. il clima favorevole creato dagli enti locali tanto in positivo (si pensi ad istituzioni come l ’ istituto di Psicopedagogia dell ’ apprendimento) quanto in ne gativo (mancanza di pressione tipo clientelare e sottogovernati va); 4. l ’ esistenza di una efficiente industria grafica (...) oggi, nell ’ adozione delle nuove tecnologie elettroniche, (...) all ’ avan guardia; 5. la tradizionale apertura internazionale della cultura emiliana, che si concretizza in contatti internazionali diversi per natura (...) da quelli di Venezia o Firenze: Bologna viag gia, Firenze e Venezia “ sono viaggiate ” ». E infine l ’ ipotesi, ca rica di suggestione, per cui forse «è possibile che il tipo di ope razioni intellettuali ed i tempi lunghi (agricoli quasi) che ci sono nell ’ editoria mal si addicano ai milieu intellettuali coinvolti nell ’ editoria varia» 4 .

4 Da un articolo di F. E nriques , di prossima pubblicazione in «Rinasci ta», che gentilmente l ’ autore mi ha fornito.

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