Problemi della transizione 1980
Realtà culturale e senso comune
dere i nodi e la solidità della proposta. E perciò riuscivano a scorgere un loro ruolo, una loro collocazione. Ma nel non met tersi in moto della cultura che determina gli orientamenti di massa — uomini del cinema, del teatro, della televisione, pitto ri, scrittori, etc. — c ’ era e c ’ è soprattutto una insufficienza no stra. Ancora la vedrei nel predominio dell ’ etica austera del par tito di quadri, che non riesce — come dire? — a deideologizza re e a rendere un tutt ’ uno organico la proposta. Ma se limiti ci sono stati, e sono stati resi più forti e in qualche modo preponderanti dalla deformazione sistematica delle nostre posizioni, rimane una idea di fondo giusta e fecon da che tende a riconnettere, per ricostruire un unitario concetto ordinatore, assetto sociale e rapporto organico uomo-natura. E cioè a ricomporre un sapere frantumato, attraverso la piena utilizzazione, l ’ esaltazione delle competenze. La tradizione ideale del movimento operaio ha sempre sa puto cogliere gli elementi positivi e liberatori dell ’ avanzamento tecnico-scientifico. E anzi ne ha talmente assolutizzato il valore da perderne a volte i contorni dialettici. Dovrà rammentare il leniniano «soviet più elettrificazione»? O l ’ imperativo, ancora di Lenin: «bisogna introdurre in Russia lo studio e l ’ insegna mento del sistema Taylor, sperimentarlo e adattarlo sistemati camente»? È stata una delle strade per la separazione, anche nelle nostre file, fra i saperi: l ’ oggettività scientifica da un lato, la ideologia rivoluzionaria — scienza sociale per eccellenza — dall ’ altro. Molto è mutato da allora. Nell ’ ampia domanda di cultura che sale e cresce sempre di più tutta una serie di segnali ci fanno intendere la richiesta di più cultura scientifica. E una imposizione della realtà: dalla cri si energetica alla subsidenza, all ’ inquinamento, al regime delle acque. È una occasione unica, politica e di governo, per appresta re un piano a lungo termine di iniziativa, ricerca, lavoro, pro duzione culturale che appunto in modo non ideologico ma con grandissima carica ideale ripercorra, ricostruisca, getti nuove basi di una coscienza di massa capace di vedere l ’ imperativo della trasformazione e la sua direzione. Un campo vastissimo che non mi azzarderò nemmeno ad abbozzare. Una grande sfida intellettuale, uno stimolo all ’ intel ligenza, la valorizzazione delle competenze. Anche una grande scelta di coraggio politico. La nostra storia sta a dimostrare che non ci è mai mancato.
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