Problemi della transizione 1980

Sviluppo economico e democrazia

uno sviluppo economico, anzitutto basato sulla proliferazione delle piccole e medie iniziative economiche; b) il ricambio e la tendenziale formazione dal basso del ceto imprenditoriale; c) la propensione diffusa al diretto investimento del risparmio in nuove attività produttive; d) la tendenza, quindi, all ’ autofinan- ziamento delle imprese già operanti, con ricorso al finanzia mento bancario comparativamente più ridotto che nel triango lo industriale (e dalla «Seconda Italia» le banche prelevano, o almeno prelevavano fino al ’ 76 3 assai più di quanto impiegano, al contrario di quanto accade nel triangolo industriale); e) l ’ ar resto dello sviluppo dimensionale delle imprese alla soglia della media impresa, senza propensione alla loro trasformazione in grandi imprese. Entro questa area (che comprende anche la Toscana, le Marche, parte del Veneto) l ’ Emilia-Romagna si distingue per caratteri piuttosto quantitativi più che qualitativi, ma con ac centuazione tale da assegnarle molti «primati» di segno positi vo: maggior volume della produzione (terzo posto nazionale nella produzione industriale, primo posto nella produzione agricola), più alto livello dell ’ occupazione (con tassi di incre mento quasi doppi rispetto alla media nazionale), più vasti mercati internazionali, alta quota di produzione per l ’ esporta zione (circa il 60% della produzione regionale), miglior livello tecnologico, ecc. I dati relativi al 1979, nella comparazione fra dati nazionali e dati regionali, si rivelano quanto mai significa tivi: l ’ attivo della bilancia dei pagamenti è stato, in ambito na zionale, di circa 5 mila miliardi, ma 2.800 miliardi di questo attivo, ossia oltre la metà, sono stati realizzati in Emilia- Romagna 1 2 . Non mancano però i caratteri distintivi di natura qualitati va'. in primo luogo lo stretto rapporto, organicamente costrui to, fra sviluppo economico regionale ed esportazione del pro dotto (entro il quale rapporto alcune imprese emiliane hanno assunto, in determinati comparti, una posizione dominante sul mercato internazionale, come nel caso della produzione delle macchine agricole e di alcuni tipi di macchine operatrici); in se condo luogo, il carattere plurisettoriale, agricolo e al tempo stesso industriale, della produzione (il 17% della popolazione è addetto all ’ agricoltura, rispetto al 5% della Lombardia e al 16% nazionale); inoltre, l ’ alta percentuale di lavoro autono mo, pari al 33% degli occupati, contro il 28% nazionale, il 21% della Lombardia e il 31% del Veneto; ma, soprattutto, il carattere fortemente organizzato dei ceti produttivi e, in parti colare, lo sviluppo dell ’ associazionismo nell ’ artigianato e nel commercio e l ’ espansione della cooperazione 3 .

3 Dati tratti da istat , Annuario di statistica del lavoro, Roma 1979.

1 V. C apecchi , La piccola impresa nell'economia italiana, Bari 1978, p. 90. 2 Questi dati riportati dall ’ Unione Regionale delle Camere di Commer cio dell ’ Emilia-Romagna (e da «Il Re sto del Carlino», 3 febbraio 1980).

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