Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

La funzione economica delle politiche praticate

3. È un punto ormai acquisito che la fitta rete di servizi sociali costituita sul territorio emiliano ha potenzialmente con tribuito allo sviluppo delle forze produttive, liberando energie lavorative e capacità micro-imprenditoriali, permettendo la co stituzione di redditi familiari idonei alla formazione dal basso di nuove iniziative economiche e, più in generale, creando una qualità della vita che ha agito come condizione favorevole alla produttività e alla creatività del lavoro. Sotto questo aspetto può dirsi che le istituzioni rappresentative hanno effettuato veri e propri investimenti sociali: hanno operato come holdings che dal sistema bancario hanno attinto ricchezza già prodotta per costituire e finanziare strutture e servizi assistenziali rivelatisi quali fattori produttivi di nuova ricchezza. Un dato è altamente significativo: il 33% della popolazione femminile è, nella regio ne, forza lavoro ufficiale (non si considera qui il lavoro non censito), contro il 24% nazionale e il 28% della Lombardia 4 ; onde l ’ occupazione delle donne emiliane, che i servizi assisten ziali rendono libere dagli impedimenti familiari, appare attesta ta sui livelli dei più emancipati paesi europei 5 . Non è stato, invece, sufficientemente considerato il rap porto fra politica urbanistica e sviluppo economico: la prima non ha soltanto garantito una utilizzazione del territorio «a mi sura d ’ uomo»; ha, altresì contenuto la formazione di capitali speculativi e scongiurato l ’ effetto deformante che la loro pre senza determina sul tipo di sviluppo economico, ha orientato gli investimenti verso le attività produttive e commerciali anzi ché verso le operazioni speculative. Questo controllo del terri torio non è stato solo il frutto di illuminate politiche urbanisti che «di vertice». Il decentramento urbano ha consentito di rac cogliere il contributo della volontà popolare, e questo è stato spesso determinante: il parere dei consigli di quartiere sulle li cenze edilizie è stato, di fatto, considerato vincolante; impor tanti varianti al piano regolatore delle città sono state sollecita te dai quartieri; scelte già formate sull ’ uso del territorio urbano sono state rovesciate per il voto degli organi di decentramento democratico 6 . D ’ altra parte, i cospicui investimenti in opere pubbliche e in infrastrutture produttive (anche sotto questo aspetto le isti tuzioni rappresentative hanno operato in Emilia-Romagna co me holdings} hanno costituito un diretto contributo allo svilup po economico, rivolgendo capitali e forza lavoro verso la pro duzione di nuovi fattori produttivi anziché verso la produzione di beni di consumo. Nel contempo, l ’ occupazione nei servizi pubblici e nel pubblico impiego è pari solo all ’ 8,3%, contro il 12% nazionale; e ciò mostra che il pubblico impiego non è sta to, come altrove, mero assorbimento assistenzialistico di forza lavoro eccedente, senza rapporto con le esigenze degli uffici e dei servizi. Oltre che un ’ azione antispeculativa, le istituzioni rappre sentative hanno altresì svolto un ’ azione antimonopolistica. Se

4 ISTAT, op. cit. 5 Per questi confronti si può ancora consultare utilmente l ’ Annuario istat sopra citato. 6 È accaduto, in particolare, a Bolo gna, riguardo ad un insediamento re

sidenziale previsto per il Quartiere S. Ruffillo e trasformato, per voto del Consiglio di Quartiere, in strutture per servizi sociali.

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