Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

rappresentative, pur negli obiettivi limiti delle loro anguste competenze, e dei ridotti mezzi finanziari a loro disposizione. Entro questo sviluppo regionale vi sono, tuttavia, aperte contraddizioni; contraddizioni che non appaiono superabili con gli spontanei meccanismi di mercato. In primo luogo gli squilibri territoriali fra la fascia situata lungo la via Emilia, al tamente popolata e fortemente industrializzata, e le aree mon tane e collinari; fra l ’ interno della Regione e la fascia adriatica, prevalentemente attrezzata con attività terziarie in funzione del turismo 8 . In secondo luogo, e soprattutto, lo squilibrio tra of ferta e domanda di lavoro: solo il 14% delle forze di lavoro del la regione ha meno di 24 anni (contro il 19% della Lombardia e il 18% nazionale), e solo il 26% delle forze lavoro emiliane ha meno di trent ’ anni (contro il 33% della Lombardia e il 31% nazionale). E ciò rileva un forte squilibrio tra il tipo di offerta di lavoro proveniente dal mondo giovanile e le possibilità della domanda di lavoro insite nel sistema produttivo 9 . Il segno più inquietante di questa contraddizione è l ’ odierna estesa disoccu pazione intellettuale, che fa contrasto con l ’ assenza di una strutturale disoccupazione operaia. È una contraddizione eco nomica che diventa contraddizione sociale, causa di malessere e di protesta del mondo giovanile, che si sente alienato dallo sviluppo economico della regione. L ’ origine di questa contraddizione è interna al modello di sviluppo. L ’ Emilia si colloca, dal ’ 70 ad oggi, al quarto posto in Italia nella graduatoria del contributo delle regioni alla forma zione del prodotto nazionale lordo (ossia dopo il «triangolo in dustriale»), mentre nei consumi pro-capite sale dall ’ ottavo po sto del ’ 70 al terzo posto di oggi, restando tuttavia in coda a tutte le regioni del Nord per i consumi alimentari 10 . Come in terpretare questi dati? Essi sono, ci sembra, chiaro indice rive latore di un alto tenore di vita, comparativamente superiore a quello di altre regioni del Nord-Italia, e quindi di una forte pre senza di economia parallela, produttiva di reddito che non emerge ufficialmente e che, se valutato, farebbe notevolmente risalire la Regione nella graduatoria del contributo offerto alla formazione del prodotto nazionale lordo. Si calcola che il dop

8 Una buona indicazione di questi fe nomeni è contenuta nei lavori: AA.VV., Aree di sviluppo socio economico e comprensori in Emilia- Romagna, Parma 1977; G ardini e Z angari , Aree industriali omogenee e squilibri territoriali in Emilia- Romagna, «Statistica», n. 1, 1979. Inoltre utili indicazioni sulla distribu zione territoriale dell ’ industria emi liana sono contenute sul rapporto presentato dalla soriter all ’ ERVET: Assetto territoriale dell ’ economia dell ’ Emilia-Romagna e problemi di riequilibrio, Bologna 1979. 9 Si veda istat , op. cit. Inoltre sugli aspetti relativi allo squilibrio fra do manda e offerta di lavoro con parti colare riguardo alle forze di lavoro giovanili, si rimanda alla relazione di C apecchi riportata in questo fascico lo nonché più oltre n. 6.

10 Questi dati sono stati ricavati da ceres , Il reddito prodotto in Emilia- Romagna, Bologna 1979.

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