Problemi della transizione 1980

Sviluppo economico e democrazia

forza produttiva e una capacità di adattamento elevatissimi. Crediamo che nessuno possa escludere l ’ una o l ’ altra di queste interpretazioni, ma forse non ci si può fermare qui. Ten tiamo di formulare alcune altre considerazioni: in primo luogo l ’ industria italiana era fortemente integrata verticalmente; l ’ analisi delle tavole intersettoriali dimostra questo ritardo nel la specializzazione produttiva rispetto agli altri paesi; dunque la spinta verso il decentramento della produzione può rappre sentare anche una esigenza di modernizzazione nel senso della specializzazione produttiva. L ’ esistenza in Emilia-Romagna di imprese minori ha consentito di sperimentare, qui prima che al trove, la strada ora descritta e di realizzare quindi quelle econo mie «da specializzazione» impossibili nella impresa fortemente integrata. C ’ è poi una tendenza di fondo registrata già in tutti i prin cipali paesi OCDE: tutte queste economie hanno creato e man tengono un mercato del lavoro segmentato, diviso in comparti- menti quasi impenetrabili. La divisione fra la classe operaia bianca delle grandi imprese multinazionali del Nord degli USA e la classe operaia negra e femminile degli stati del Sud; e anco ra la grande massa di lavoratori portoricani, messicani (8 mi lioni solo i messicani) impiegati per lavori irregolari, part-time, stagionali, in agricoltura, nelle piccole fabbriche, a domicilio 15 . Addirittura a New York l ’ industria dell ’ abbiglia mento è dominata profondamente dal lavoro a domicilio di questi lavoratori e delle donne 16 . In Giappone esiste tutta una letteratura sulla subfornitura. Addirittura si premiano, all ’ epoca del pensionamento, i lavora tori più validi garantendo loro un lavoro indipendente attraver so sub-forniture. E in Europa la Francia e la Germania hanno trovato il 10% di lavoratori dipendenti con l ’ immigrazione fa cendo svolgere loro un ruolo analogo al lavoro irregolare e al decentramento 17 . Lungi da noi l ’ idea di ridurre il fenomeno del decentra mento ad un processo indifferenziato. Il problema invece è pren dere atto che i «mercati paralleli», pur se per cause strutturali diverse, appaiono come un aspetto caratteristico di una certa fase dello sviluppo capitalistico. Confidiamo di avere argomen tato a sufficienza per sostenere che il decentramento produtti vo, il mercato del lavoro irregolare sono fenomeni che richie dono un apparato concettuale e empirico ampio, che non ci troviamo di fronte ad un fenomeno contingente, bensì a uno sviluppo che ha radici storico-sociali, che trova alimento, che si sviluppa sulla base di condizioni ben precise e ha implicazioni molto ampie e profonde e in ogni caso si iscrive in un processo di riorganizzazione e ristrutturazione del sistema produttivo e infine che non implica necessariamente una economia in ritar do, arretrata, ma neppure una situazione stabile economica mente e socialmente.

15 C ontini , L o sviluppo di una eco nomia parallela, Milano 1979. 16 Dati forniti dall ’ economista ame ricano del lavoro P riore , in un re cente seminario dell ’ FLM di Bologna. 17 Ancora C ontini , op. cit.

151

Made with FlippingBook - Online catalogs