Problemi della transizione 1980

Sviluppo economico e democrazia

regione hanno un peso, in termini di valore aggiunto e occupa zione, inferiore a quello medio italiano). Solo tre settori centra li con tecnologia mediamente avanzata raccolgono nel 1975 il 52,6% dell ’ occupazione industriale, contro il 37,8% nella me dia italiana, mentre fra i servizi il commercio raccoglie il 35,2% dell ’ occupazione (contro il 31,4% della media italiana). Se poi si considera il settore più importante in Emilia, quello della meccanica, scopriamo che solo la produzione di «macchi ne agricole e industriali» e «prodotti in metallo» (settori con tecnologia media) hanno una importanza nettamente superiore alla media italiana, mentre si verifica l ’ opposto per produzioni più sofisticate come materiale e forniture elettriche, strumenti di precisione 20 . Questo quadro va integrato con un dato particolare ed uno generale, ma entrambi indicativi. L ’ osservazione particola re riguarda il fatto che i settori che sono cresciuti più veloce mente tra il 1972 e il 1975 sono il chimico e il metallurgico ed entrambi nella produzione meno avanzata. Quello più generale riguarda l ’ investimento per addetto: questo, pur essendo cre sciuto molto di più di quello italiano, è cresciuto nettamente meno nelle imprese più piccole, dove si era registrata invece la più elevata crescita della produttività. Non solo: nelle piccole imprese il saggio di crescita dell ’ investimento è negativo anche nei comparti più importanti della meccanica (macchine motri ci, macchine agricole e industriali, meccanica di precisione) e, si badi bene, la crescita della produttività nelle piccole imprese di tutti questi comparti è stata notevole. Lo stesso si è verificato per le imprese con più di 50 addetti, ma qui i saggi negativi so no più contenuti e una sensibile crescita dell ’ investimento si re gistra per addetto per il comparto delle macchine agricole e industriali 21 . Tutti questi aspetti hanno implicazioni più o meno imme diate sul mercato del lavoro, ma abbiamo individuato un punto specifico di debolezza di questo mercato: lo squilibrio fra do manda e offerta di lavoro. Consideriamo la domanda di forza di lavoro che viene dal mondo produttivo: da un lato che la scuola non fornisce operai specializzati; poi, se si va a guardare un sondaggio condotto recentemente dalla confindustria, ap pare una tendenza opposta. Questa indagine, di rilievo anche per la estensione (riguarda imprese per un totale di 110.000 ad detti), mette in evidenza che nell ’ industria emiliana gli operai specializzati rappresentano il 43,27% dell ’ occupazione totale, mentre i non qualificati appena il 18,10%. Tuttavia se si guar da alla qualificazione degli operai entrati nell ’ industria nel cor so del 1977 e 1978 si scopre che gli operai specializzati sono stati appena il 24,70% mentre i non qualificati sono stati ben il 38,99%. Ma non basta: la previsione per il 1979 vede la quota degli specializzati all ’ ultimo posto, preceduti dai qualificati e dai non qualificati. Infine, non irrilevante è anche la diminuzio ne nelle richieste di impiegati, si prevede che nel 1979 essi sa

20 Dati tratti da F ilippucci , L ’ occu pazione cit. 21 F ilippucci , Alcuni comportamen ti cit.

153

Made with FlippingBook - Online catalogs