Problemi della transizione 1980
Sviluppo economico e democrazia
chiesta di partecipare è contrastata dal bisogno di stare in fami glia e questo non si muta con qualche volontarismo (non è un caso che in molti paesi le donne restano «a casa» sempre più spesso, che riprende fiato la logica del salario alle casalinghe). Da noi tutto ciò è incentivato da incredibili disparità nelle con dizioni di lavoro. C ’ è chi lavora 6 ore al giorno, chi può dispor re di mezza giornata per sè e chi, al contrario, è costretto a la vorare 8 ore distribuite per di più in modo da avere tutta la giornata impegnata. Non sono elementi di rottura, di instabili tà, di rifiuto questi? Per molti allora è meglio lavorare in casa: tanto il lavoro, bene o male, si trova e un reddito si ottiene. Il problema non è solo sociologico ormai anche l ’ industria se ne è accorta e, se qualcuno studia come mutare l ’ organizza zione del lavoro, i più non fanno altro che usare strumental mente questa situazione. Sanno bene che, in fondo, il mercato del lavoro irregolare è un forte elemento di stabilizzazione so ciale, perché tende sempre più ad articolare la società in gruppi con interessi particolari limitati, da mettere uno contro l ’ altro, perché tende ad isolare sempre più «l ’ élite» di chi lavora in fab brica in condizioni regolari; perché la famiglia è più stabiliz zante della fabbrica, perché il giovane laureato che si vede sen za sbocchi e dequalificato, che non trova risposta alle proprie aspettative, è un tendenziale elemento di corporativizzazione. Se si accettano, anche solo in parte, queste considerazioni, ci si rende conto che il problema del lavoro irregolare, part- time^ va affrontato in prima persona dal movimento operaio. Se il part-time, per esempio, vuol dire portare a galla una parte del sommerso, immetterlo nella vita democratica, perché non cominciamo a studiare questa ipotesi? Basta una politica di formazione professionale in questa si tuazione per equilibrare domanda e offerta? I dubbi sono più che leciti, bisogna che anche la struttura della domanda di la voro sia all ’ altezza di quanto chiede la gente. Bisogna che il ter ziario sia sempre più qualificato, legato e interdipendente con la produzione. Le imprese devono richiedere mano d ’ opera in tellettuale, si deve sviluppare sia la ricerca dei metodi razionali di guida dell ’ impresa e del processo economico, sia la guida ra zionale e culturalmente illuminata della pubblica amministra zione. Bisogna trovare il modo, e non è difficilissimo, di legare aiuti, sovvenzioni, facilitazioni alle imprese (anche piccole) a modifiche sostanziali nella organizzazione del lavoro e negli in vestimenti, ad una attività di ricerca e razionalizzazione nella guida dell ’ impresa stessa. Abbiamo probabilmente poco tempo per iniziare questo lavoro, ma la ricostruzione di profitti, la buona tenuta dell ’ economia emiliana, e soprattutto la fase di riorganizzazione che essa attraversa consentono ed impongono di incominciare adesso una politica economica nuova, per spin gere ad un salto questa economia che non si può congelare. 7. A questo modo nell ’ Emilia-Romagna si riflette una più profonda contraddizione nazionale, il forte ritardo del paese nella ricerca tecnologica, la cronica mancanza di una direzione programmata dello sviluppo economico. Dobbiamo ripetere, ancora una volta, che l ’ Emilia-Romagna non può essere — e di fatto non è — un ’ «isola felice», che gli obiettivi di lotta nazio
Programmazione della domanda e programma zione dell ’ offerta
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