Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
so gli strumenti di intervento regionale; 2) di accrescere la ca pacità di conoscenza degli Enti regionali e locali, attraverso lo sviluppo e il coordinamento su base regionale degli strumenti informativi; 3) di ricondurre o collegare al sistema regionale enti ed organismi che tendono a collocarsi in altre orbite (Ca mere di commercio, Consorzi di bonifica, Enti-fiera, Istituti di credito, ecc.); 4) di prestare più attenzione alla qualificazione degli apparati, regionali in modo particolare, superando la ten denza, particolarmente presente in Emilia, di considerare gli apparati burocratici come variabili indipendenti rispetto alla volontà politica che matura nelle assemblee elettive; 5) di apri re una fase nuova e più avanzata nell ’ acquisizione di competen ze nei settori dello sviluppo economico. Sotto quest ’ ultimo profilo l ’ azione fin qui condotta da Re gione ed Enti locali anche in assenza di poteri formali è un buon punto di partenza (basti pensare al settore della politica energe tica: in agricoltura, nell ’ edilizia, nel riciclaggio dei rifiuti, ecc.) per acquisire incisive competenze nei settori della ristruttura zione e riconversione industriale, soprattutto dopo il fallimento della 675, dell ’ offerta in genere dei fattori produttivi, della po litica attiva della manodopera (non certo gestibile da agenzie nazionali), dell ’ accesso al credito. Il che non significa necessa riamente regionalizzare la politica industriale e creditizia che deve rimanere nazionale, ed anzi proiettarsi in ambito europeo, ma significa dare un senso alla programmazione regionale (og gi in Italia a livello più arretrato che non, ad es., in Francia) e quindi contribuire al superamento della scissione fra potere po litico e strumenti di intervento, fra «democrazia politica» e «democrazia economica».
Critica marxista N. 1 del 1980
Sommario: Giuseppe Chiavante, Per un dibattito sugli anni settanta. Claus Offe, Dopo il sessantotto: Stato, movimenti, società nella Rft (intervista); Christine Gluck- smann, Crisi di egemonia, «rivoluzione passiva» e nuovi soggetti (intervista). Luciano Gruppi, Si può parlare di un «ciclo politico» europeo?; Eugenio Somaini, Ciclo economico e ciclo politico; Silvano Andriani, Pietro Barcellona, Giuseppe Cotturri, L ’ economia siciliana e lo Sta to; Salvatore D'Albergo, Teoria dello Stato e organizzazione del potere. Emilio Russo, Habermas: governabilità della crisi e legittimazione dello Stato; Vittoria Franco, Hel ler: l ’ ideale dell ’ individualità; Marco Duichin, Il problema religioso nel giovane Engels. Una reinter pretazione; Stefano Gensini, Linguistica e questione politica della lingua. schede critiche : p. 166: Claudia Mancina, Da Gramsci a Marx per progredire; p. 168: Gabriele Perrotti, Una nuova proposta di lettura di Gramsci; p. 173: Nino Molinu, Lo spettro dell ’ egualitari smo; p. 180: Vittoria Franco, Sull ’ utopia di Fourier oggi; p. 183: Tommaso Cavallo, Il giovane Adorno.
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