Problemi della transizione 1980
Nuova «soggettività» e governo dello sviluppo
trario di un puro emergere del «sociale», di una spontaneità scaturita al di fuori della politica. Fenomeni e processi che si producono dentro una società fortemente strutturata, in cui si riflette anche il segno profondo di lotte nostre, sia come matu razione generale di coscienze, sia come messa in crisi di antiche egemonie, di vecchie scale di valori; e in cui c ’ è anche la rispo sta delle vecchie classi dominanti, delle «rivoluzioni passive» che essa mette in atto, delle ristrutturazioni a cui procede, e delle ideologie che in essa mette in circolo. Fenomeni e proces si, in cui si riflette tutta la complessità dei rapporti moderni tra società, politica e Stato. Ma appunto perciò il movimento no stro è chiamato a misurarsi con questa «politicità», che si de termina su nodi e forme nuovi rispetto alle esperienze e alle let ture teoriche che sono state proprio della nostra tradizione. Dunque terreno in qualche modo inedito e aperto, su cui si ridefinisce il rapporto tra il movimento operaio e democratico, come si è storicamente sviluppato da noi in questo secolo, e forze e momenti peculiari della società del nostro tempo e con tanta parte del futuro. A me sembra che questo è anche un ter reno essenziale, su cui è da sviluppare e arricchire la nostra vi sione del nesso tra democrazia e socialismo: nesso da ricercare non solo nella direzione delle forme del sistema politico (plura lismo, libertà politiche, caratteri della rappresentanza, garan zie rispetto agli organi e ai momenti della decisione ecc.), ma anche in direzione di una strategia di trasformazione, in cui la democrazia e il governo collettivo dello sviluppo assumano an che l ’ obiettivo di una crescita della creatività individuale, di una innovazione anche nei grandi momenti della riproduzione sociale, di un «tempo di lavoro» che non appiattisce e schiaccia il «tempo di vita». Qui ritrovo l ’ aspetto — a mio giudizio — più interessante del convegno: il rifiuto di interpretate quella che abbiamo chia mato «nuova soggettività» come naturalità astorica; e lo sforzo per ritrovare e definire il suo rapporto con il sistema produttivo e con gli sviluppi storicamente determinati. A questo problema non credo che siamo già a risposte compiute, ma l ’ orientamen to della ricerca è fecondo, perché ci porta sia ad un allargamen to delle conoscenze che tiene i piedi per terra, sia ai problemi di strategia trasformatrice che mi appaiono essenziali. Io voglio soffermarmi innanzitutto su quel punto della re lazione di Galgano, Filippucci e Barbera, che vede un limite dello sviluppo emiliano nella sua difficoltà oggi a dare spazio ad un terziario altamente qualificato e quindi ad una specifica formazione delle classi giovani come si presentano oggi in una larga parte del mercato del lavoro. Lascio da parte per ora l ’ obiezione di Brusco, che mi pare più che il problema contesti l ’ ipotesi di proposta che la relazione Galgano prospetta. A me interessa sottolineare la conferma dello scarto tra una determi nata formazione della forza-lavoro giovanile e l ’ offerta di lavo ro espressa dal mercato. La relazione di Capecchi (e anche quella di Ciavatti) mi sembra assai feconda proprio perché, ri fiutando il sommario e il generico, lavora a individuare e a ri costruire, nel concreto non solo dell ’ assetto produttivo ma an che dei grandi apparati di riproduzione sociale, i vari percorsi e circuiti attraverso cui definisce oggi, per masse di giovani e di ragazze, il rapporto con il lavoro, la sua qualità, e in correla
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