Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

zione a ciò tanta parte dell ’ atteggiamento delle nuove genera zioni verso il «tempo di vita», tanta parte del loro modo di con cepire la creatività, la felicità, il rapporto generale con gli altri, e con la vita collettiva. Ho detto: in correlazione-, e mi rendo conto dell ’ approssimazione di questa espressione; né me la sen to di affrontare qui in qualche modo i nodi teorici e le analisi concrete a cui un tentativo di precisazione di quelle parole por terebbe. Io voglio solo sottolineare l ’ utilità (anche qui la parola è approssimata) di collocare in questo contesto determinato, in questa nozione strutturata della società attuale, l ’ individuazio ne e la comprensione della nuova «domanda» giovanile e fem minile: perché così tale domanda lungi dal ridursi, prende cor po, si articola, trova una data, e permette di individuare i livelli attuali, datati, delle contraddizioni che si sono aperte nella so cietà. Cioè: si entra nel vivo dei fatti, dello scontro in atto, e quindi delle forze reali in campo. Non è per caso infatti, che proprio da questa analisi deter minata scaturisce un interrogativo di fondo sullo stesso svilup po emiliano; ed è un interrogativo tanto più significativo pro prio perché verificato su una realtà regionale, quanto mai avanzata dal punto di vista non solo strettamente «economico», ma politico e sociale. E vero che qui in Emilia c ’ è stata la sperimentazione e la costruzione di un «blocco» sociale, che è stata di grande rilievo. È stata una strategia, che puntava ad un uso del potere politico che qui la sinistra — prima nella Resistenza e poi nelle battaglie del secondo dopoguerra — era giunta ad acquisire, per deter minare un terreno di alleanze con forze del ceto medio produt tivo delle città e delle campagne, forze che nel passato si erano separate e contrapposte all ’ ala avanzata del movimento ope raio e bracciantile emiliano. L ’ intesa è stata cercata non solo sul terreno della garanzia di un ordine e gestione democratici, ma sullo stesso terreno produttivo. Il governo delle istituzioni amministrative, ma anche la forza di contrattazione che esso dava in direzione del potere centrale e degli stessi gruppi capita listici, agrari, industriali, finanziari, e lo sviluppo di un forte associazionismo sono stati la base di tale intesa. Essa non solo si è espressa in uno schieramento politico stabile, che ha retto sostanzialmente per tutto un trentennio anche di fronte a mas sicci interventi di rottura da parte del potere centrale (mi riferi sco a quella solida unità delle sinistre che contemporaneamente manteneva aperto il dialogo con l ’ interlocutore cattolico e i gruppi laici minori), ma ha saputo influire anche sul terreno dello sviluppo, realizzando queU ’ orientamento di risorse e di capitali verso determinati impieghi, sottolineato fortemente dalla relazione di Galgano. Credo si debba dire che questa strategia puntava consape volmente a utilizzare le conquiste politiche strappate in Italia (e più in generale nella Europa occidentale) nel corso dell ’ avanza ta antifascista e post-fascista per spostare i termini della con trattazione sociale con i gruppi capitalistici dominanti, e per di slocare forze, che con tali gruppi nel passato avevano bloccato determinando l ’ isolamento della classe operaia. Togliatti, pro prio in riferimento all ’ Emilia, e ragionando con il movimento popolare emiliano lavorò molto per questo uso e governo di un potere politico democratico, ai fini di una contrattazione che

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